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Il caso Zambelli e l’ipocrisia della destra internazionale
Il caso Carla Zambelli non riguarda soltanto una vicenda giudiziaria internazionale. Riguarda anche il modo in cui una certa destra prova a costruire, ogni volta, una narrazione di comodo: inflessibile con gli avversari, indulgente con i propri riferimenti politici.
Secondo quanto riportato dagli organi di stampa, su uno dei procedimenti relativi alla richiesta di estradizione verso il Brasile vi è stato un pronunciamento in Italia. È un fatto istituzionale di cui si prende atto, senza commentare decisioni giudiziarie e senza trasformare il dibattito politico in una valutazione sulle sentenze.
Il punto politico è un altro.
Sempre secondo quanto riportato dai media, resta aperto un secondo profilo relativo a una condanna a cinque anni e tre mesi per porto illegale d’arma da fuoco e costrizione illegale. Una vicenda che merita attenzione non per alimentare processi mediatici, ma per evitare che tutto venga automaticamente trasformato in persecuzione politica.
Esiste un video. E quel video andrebbe visto.
Le immagini mostrano Carla Zambelli estrarre una pistola e inseguire un uomo per strada, fino dentro un negozio. Saranno le sedi competenti a valutare ogni aspetto, ma sul piano politico una domanda resta: davvero basta appartenere alla destra bolsonarista per trasformare ogni vicenda giudiziaria in martirio?
[INSERISCI QUI IL VIDEO]
Non basta far parte di quella rete della destra radicale internazionale che per anni ha fatto asse tra Brasile, Argentina, Ungheria e Stati Uniti per pretendere sempre una narrazione di comodo. Una rete che ha predicato ordine, autorità, legge e sicurezza, salvo poi scoprire improvvisamente il vittimismo quando quelle stesse parole bussano alla porta dei propri amici politici.
È sempre lo stesso schema: quando la giustizia riguarda gli avversari, certa destra diventa inflessibile, severa, quasi feroce. Quando invece riguarda i propri riferimenti politici, tutto cambia. Le condanne diventano sospette, i processi diventano complotti, le responsabilità diventano persecuzioni.
La legalità, però, non può essere una clava contro gli avversari e una carezza quando riguarda gli amici. Non può essere rigida per qualcuno e comodamente flessibile per qualcun altro.
Perché questa non è legalità.
È appartenenza politica travestita da principio.
