093-2669 - DL Nucleare - Antonio Ferrara - ODG 9 M5S Camera - Intervento in Aula 03_06_2026

Roma, 4 giugno 2026 – In Aula alla Camera abbiamo assistito a una scena piuttosto significativa: la maggioranza ha stravolto l’ordine dei lavori e deciso una seduta notturna per accelerare l’approvazione della delega sul nucleare.

Una corsa improvvisa, quasi fosse un’emergenza nazionale. Ma la domanda è semplice: urgenza di cosa?

Questa legge non autorizza alcun impianto, non individua alcun sito, non costruisce alcuna centrale e non produce un solo chilowattora. Al contrario, concede al Governo tempo per decidere cosa fare nei prossimi anni. E anche nella migliore delle ipotesi, tra progettazione, autorizzazioni, ricorsi, cantieri e messa in esercizio, il primo chilowattora nucleare arriverebbe forse tra vent’anni.

Altro che emergenza: sembra piuttosto la necessità politica di piantare una bandierina propagandistica entro la settimana.

Durante la discussione generale e gli interventi sugli emendamenti e sugli ordini del giorno ho contestato una narrazione che non sta in piedi: il nucleare viene presentato come soluzione alle bollette, alla sicurezza energetica, alla competitività e alla decarbonizzazione. Peccato che tutti questi problemi esistano oggi, mentre il nucleare promesso dalla maggioranza appartiene a un futuro remoto.

Le famiglie pagano le bollette oggi. Le imprese competono oggi. La crisi energetica e industriale è oggi. Rispondere con una tecnologia che, se tutto andasse bene, vedremmo tra decenni significa non affrontare il problema reale.

In Commissione abbiamo ascoltato affermazioni sorprendenti: centrali costruibili in sei anni, impianti quasi a costo zero, tecnologie presentate come imminenti. Ma appena si passa dagli slogan ai numeri restano sempre gli stessi nodi: costi, tempi, scorie, sicurezza, dipendenza dall’estero per combustibile e tecnologie.

Il Movimento 5 Stelle non è contrario alla ricerca scientifica. Al contrario: abbiamo chiesto di sostenere università, centri di ricerca e formazione qualificata. Ma una cosa è la ricerca, altra cosa è costruire attorno a una promessa futura una nuova filiera di consulenze, incarichi, commissioni e interessi economici prima ancora di sapere se, dove e quando verranno realizzati gli impianti.

In Europa si investe su rinnovabili, accumuli, reti intelligenti e comunità energetiche: tecnologie che producono energia oggi, non nel 2045 o nel 2050.

Gli italiani hanno bisogno di meno propaganda sul nucleare del futuro e di più risposte sulle bollette del presente. Perché con i rendering non si alimentano le fabbriche e con gli annunci non si abbassano le bollette.