DL Lavoro, Ferrara (M5S): “Con il ‘salario giusto’ il Governo cementifica la povertà in busta paga”

Il mio intervento alla Camera sul DL Lavoro e l'ordine del giorno per contrastare davvero il lavoro povero

Il Governo ha deciso di chiamarlo "salario giusto". Un nome che suona bene, ma che rischia di nascondere una realtà ben diversa: milioni di lavoratrici e lavoratori continuano ad avere uno stipendio insufficiente per vivere dignitosamente.

Nel corso dell'esame del Decreto Lavoro (A.C. 2911) ho presentato un Ordine del Giorno con cui chiedo al Governo di adottare misure concrete per contrastare il lavoro povero e ridurre le disuguaglianze retributive, promuovendo politiche salariali che garantiscano una retribuzione realmente dignitosa.

Il problema non è il nome, ma la busta paga

Durante il mio intervento in Aula ho utilizzato una provocazione:

"Questo salario giusto rischia di essere come il 'Panino Giusto': bello il nome, elegante la confezione, ma alla fine chi ha fame resta con il problema di prima."

Il punto è proprio questo.

Il decreto non introduce il salario minimo legale, non stabilisce una soglia sotto la quale il lavoro diventa sfruttamento e non affronta realmente il tema dei salari poveri.

Si limita invece a costruire una definizione normativa di "salario giusto", lasciando però migliaia di lavoratori con stipendi che continuano a non essere sufficienti ad affrontare il costo della vita.

Più occupati, ma sempre più poveri

Il Governo continua a rivendicare l'aumento dell'occupazione.

Ma la domanda è un'altra:

quanti lavoratori, pur avendo un impiego, non riescono ad arrivare alla fine del mese?

Anche nel nostro territorio, tra Varese, Busto Arsizio, Gallarate, Saronno e l'intera provincia, il problema non è soltanto creare lavoro, ma creare lavoro di qualità, con salari che permettano alle famiglie di vivere con serenità.

Un Paese non può dirsi in salute se aumenta il numero degli occupati mentre cresce anche il numero dei lavoratori poveri.

Salario minimo: una scelta di civiltà

Il Movimento 5 Stelle continua a sostenere una proposta semplice e concreta:

introdurre un salario minimo legale di almeno 9 euro lordi l'ora, come soglia minima di dignità.

Non è un attacco alla contrattazione collettiva.

Al contrario, rappresenta una tutela minima sotto la quale nessun lavoratore dovrebbe essere pagato.

La contrattazione collettiva deve continuare a migliorare salari e diritti, ma non può essere utilizzata per giustificare retribuzioni che non consentono una vita dignitosa.

Un decreto che non protegge davvero il potere d'acquisto

Un altro aspetto critico riguarda il rinnovo dei contratti collettivi.

Il decreto prevede infatti un adeguamento soltanto parziale all'inflazione in caso di mancato rinnovo.

Tradotto in termini concreti, significa che mentre il costo della vita continua ad aumentare, il lavoratore continuerà a perdere potere d'acquisto.

È difficile definire "giusto" un sistema che continua a lasciare il peso dell'inflazione sulle spalle di chi lavora.

Basta slogan, servono salari dignitosi

Negli ultimi anni abbiamo assistito troppo spesso allo stesso schema:

prima grandi annunci, poi risultati molto diversi dalle promesse.

Sul lavoro non servono slogan.

Servono stipendi adeguati, tutela del potere d'acquisto, investimenti nella produttività e una politica industriale che punti sulla qualità, non sulla competizione fondata sui salari bassi.

Per questo continuerò a portare avanti in Parlamento proposte concrete contro il lavoro povero.

Perché il salario non deve essere "giusto" soltanto nel titolo di un decreto. Deve esserlo davvero nella busta paga.

 

Video1

No items found.