ROMA, – Si è svolto oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy il tavolo di monitoraggio sul piano industriale Beko, a un anno dall’accordo che aveva scongiurato la chiusura degli stabilimenti e ridotto gli esuberi.
All’incontro ha presenziato anche l’On. Antonio Ferrara (M5S), membro della Commissione Attività Produttive, che ha seguito direttamente il confronto tra le parti.
"Essere presenti a questo tavolo significa verificare nel merito cosa sta accadendo – dichiara Ferrara –. A distanza di un anno, è giusto riconoscere che la fase più critica è stata superata, ma oggi siamo nella fase decisiva: quella dei risultati concreti".
Cassinetta: riorganizzazione fatta, ma la crescita non si vede ancora Per quanto riguarda Cassinetta di Biandronno, emerge un quadro chiaro: la riorganizzazione è stata realizzata, ma non si è ancora entrati pienamente nella fase di consolidamento industriale.
"Su Cassinetta – prosegue Ferrara – si è intervenuti sull’organizzazione e sul personale, ma la fase successiva, quella degli investimenti che devono stabilizzare produzione e occupazione, non è ancora pienamente visibile. I volumi non crescono in modo significativo e continua il ricorso alla cassa integrazione, che dovrebbe invece progressivamente ridursi".
Investimenti e tempistiche: serve accelerazione Ad oggi risultano attivati circa 110 milioni di euro di investimenti, ma il piano complessivo prevede un impegno molto più ampio.
"Il punto non è solo quanto si investe, ma quando questi investimenti arrivano. Le tempistiche sono fondamentali: senza un’accelerazione, il rischio è che il piano perda efficacia".
Un equilibrio ancora fragile A un anno dall’accordo:
la riduzione del personale è stata realizzata mentre il rilancio industriale è ancora parziale I volumi e il fatturato risultano sostanzialmente in linea con quelli dell’anno precedente, segnale che il salto di qualità atteso non è ancora avvenuto.
Colletti bianchi: attenzione su una componente strategica Particolare attenzione è stata posta anche sulla situazione dei lavoratori impiegati e tecnici, coinvolti nei processi di riorganizzazione.
"È una componente fondamentale dell’azienda – sottolinea Ferrara –. Serve garantire trasparenza e correttezza nei percorsi occupazionali, soprattutto in una fase di cambiamento così delicata. Nessuna categoria deve essere lasciata ai margini".
Ora contano i fatti "Il monitoraggio ha senso solo se porta a risultati concreti – conclude Ferrara –. Dopo un anno, siamo nella fase della verifica: investimenti, produzione e occupazione devono andare nella direzione prevista.
Il Movimento 5 Stelle continuerà a essere presente, nei tavoli e nelle istituzioni, per garantire che gli impegni presi vengano rispettati.
Cassinetta resta un punto centrale, e su questo non abbasseremo l’attenzione".
Fausto Dardanelli, alla Camera dei Deputati una conferenza stampa per chiedere verità e trasparenza
Oggi alla Camera dei Deputati ho organizzato una conferenza stampa dedicata al caso di Fausto Dardanelli, il carabiniere di 34 anni trovato morto il 22 luglio 2016 a Bagaladi, in provincia di Reggio Calabria.
Si tratta di una vicenda che, a distanza di anni, continua a presentare ombre, incongruenze e interrogativi che non possono essere ignorati. Per questo ho ritenuto doveroso riportare l’attenzione delle istituzioni su un caso tanto delicato quanto irrisolto sotto il profilo della piena chiarezza dei fatti.
Nel corso della conferenza stampa è stata richiamata anche l’interrogazione parlamentare presentata sul caso, che evidenzia una serie di criticità emerse negli anni. Il punto, tuttavia, è molto semplice: quando muore un servitore dello Stato, il compito delle istituzioni non è quello di cercare scorciatoie o verità comode, ma di pretendere che ogni dubbio venga chiarito con rigore, serietà e trasparenza.
Non si tratta di sostituirsi alla magistratura, né di alimentare processi mediatici. Si tratta invece di affermare un principio che dovrebbe essere scontato in uno Stato di diritto: la verità non deve fare paura a nessuno. Anzi, deve essere cercata fino in fondo, soprattutto quando restano aperte domande così rilevanti.
Ho voluto ringraziare pubblicamente anche la collega Stefania Ascari, per il lavoro svolto e per aver contribuito a mantenere alta l’attenzione istituzionale su questa vicenda.
La questione non riguarda soltanto il dolore della famiglia di Fausto Dardanelli, che da anni chiede risposte. Riguarda anche la credibilità delle istituzioni. Perché uno Stato serio non teme la verità: la pretende. La pretende per rispetto della famiglia, dei cittadini e di chi ogni giorno indossa una divisa al servizio della collettività.
Il Parlamento ha il dovere di vigilare quando emergono zone d’ombra in casi tanto delicati. Non per interferire con il lavoro degli inquirenti, ma per fare in modo che nessuna domanda venga archiviata nel silenzio e che nessun dubbio venga trattato come un fastidio da rimuovere.
Su vicende come questa serve rispetto, serve prudenza, ma serve soprattutto una cosa: la volontà piena di arrivare alla verità.
Conferenza stampa alla Camera dei deputati organizzata dall’On. Antonio Ferrara (M5S) con l’On. Stefania Ascari, la giornalista Alessia Marani e l’autore Massimiliano Vucetich.
Conferenza stampa alla Camera dei deputati – “Crimine Capitale”.
Roma, 10 febbraio 2026 – Si è svolta oggi presso la Camera dei deputati la conferenza stampa sul libro “Crimine Capitale: Fiumi di cocaina, AK-47, chat criptate” di Massimiliano Vucetich, organizzata dall’On. Antonio Ferrara (M5S). All’iniziativa hanno partecipato, oltre al promotore, l’On. Stefania Ascari, la giornalista Alessia Marani e l’autore Massimiliano Vucetich.
“Abbiamo parlato di Roma, ma il messaggio riguarda da vicino anche Varese e la Lombardia – dichiara Ferrara – perché i grandi traffici, dalla droga alle armi fino ai flussi di denaro, non conoscono confini amministrativi: seguono le opportunità, i collegamenti e le aree in cui circola ricchezza.”
“Varese e la Lombardia sono ‘dietro l’angolo’ per interesse criminale: qui c’è un tessuto economico prezioso fatto di imprese, filiere e lavoro. Ed è proprio questo che va protetto: perché quando entra denaro sporco, il danno non è solo la cronaca nera, ma il riciclaggio, la distorsione della concorrenza, la pressione su attività commerciali sane e l’inquinamento del mercato immobiliare e dei servizi.”
“È giusto riconoscere che sul contrasto operativo allo spaccio e al traffico di droga in molte realtà si vedono risultati importanti e un impegno forte delle forze dell’ordine – prosegue Ferrara – ma la partita decisiva si gioca anche, e soprattutto, sul riciclaggio. Se non si colpiscono i canali finanziari e patrimoniali, il sistema si rigenera: cambia pelle, cambia facce, ma non cambia sostanza.”
“Servono metodologie investigative più avanzate e una logica chiara: follow the money. Tracciare flussi, intercettare reinvestimenti, individuare prestanome e società schermo, controllare gli snodi dove il denaro sporco diventa ‘normale’ economia.”
Ferrara aggiunge un passaggio politico: “In questi ultimi due anni abbiamo assistito a colpi di mano legislativi della maggioranza e a un indebolimento di norme di tutela: provvedimenti e aggiornamenti che rischiano di rendere più difficile accertare responsabilità e più facile farla franca a chi dovrebbe invece rispondere, anche quando viene colto – per dirla chiaramente – con le mani nella marmellata. E mentre ci raccontano la ‘linea dura’, sul piano dei controlli e degli strumenti spesso si procede al contrario.”
“Da rappresentante del territorio varesino – conclude – continuerò a chiedere azioni concrete per colpire i profitti illeciti e difendere cittadini e imprese oneste. Perché mentre qualcuno governa facendo la sicurezza come uno slogan da palcoscenico, noi chiediamo Stato: meno teatro, più risultati.”
Martedì 24 febbraio, ore 10.00, presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, ho organizzato la presentazione del libro “Francesca Serio e le altre – Donne contro la mafia” di Cinzia Caminiti, edito da Algra Editore.
Un momento di riflessione istituzionale e civile dedicato al ruolo delle donne nella lotta alla mafia, a partire dalla figura straordinaria di Francesca Serio, prima donna in Italia a denunciare pubblicamente un delitto mafioso rompendo il muro dell’omertà.
Un libro che racconta il coraggio femminile contro la mafia
L’opera raccoglie le storie di madri, mogli, sorelle e figlie che hanno trasformato il dolore per la perdita dei propri cari in impegno, testimonianza e battaglia per la giustizia.
Non una narrazione retorica, ma un racconto potente e necessario: donne che, dopo aver perso tutto, hanno scelto di non tacere.
Gli interventi
Alla conferenza stampa sono intervenuti:
Cinzia Caminiti, autrice del libro
Stefania Ascari, deputata del MoVimento 5 Stelle
Piera Aiello, testimone di giustizia ed ex deputata
Antonio Ferrara, deputato del MoVimento 5 Stelle
Il senso dell’iniziativa
Ho voluto promuovere questa presentazione perché la memoria non può essere soltanto commemorazione. La lotta alla mafia non si esaurisce nelle aule dei tribunali: è anche educazione, cultura, responsabilità collettiva.
Una madre educa un figlio ai valori della dignità, del lavoro, della giustizia. Quando quel figlio viene strappato alla vita dalla violenza mafiosa, quella madre può scegliere il silenzio oppure può scegliere la denuncia. Le donne raccontate in questo libro hanno scelto la strada più difficile.
E quando una madre non ha più nulla da perdere, non ha più paura.
Un messaggio che riguarda tutto il Paese
Queste storie non appartengono solo alla Sicilia o ai territori tradizionalmente colpiti dalla criminalità organizzata. Riguardano l’Italia intera. Riguardano anche il nostro territorio, perché le infiltrazioni mafiose si combattono prima di tutto con la consapevolezza e con la cultura della legalità.
Raccontare queste donne significa rafforzare gli anticorpi democratici del Paese. Significa ribadire che la mafia prospera nel silenzio ma arretra davanti alla verità.
On. Antonio Ferrara Deputato della Repubblica – MoVimento 5 Stelle
Transizione 5.0 e Aree Idonee: il Governo cambia le regole mentre le imprese investono
C’è un modo serio di fare politica industriale: dare certezze, tempi chiari, strumenti semplici, controlli efficaci e un obiettivo limpido — decarbonizzare e rafforzare la competitività delle imprese.
E poi c’è il modo scelto dal Governo: Transizione 5.0 trasformata in un percorso a ostacoli, e “aree idonee” per le rinnovabili gestite come se bastasse cambiare un articolo di legge per far sparire i problemi sul territorio.
Questo decreto (A.C. 2758, conversione del D.L. 175/2025) è l’ennesima prova di una maggioranza che annuncia “semplificazione” e poi produce complicazione.
Una domanda semplice: come fa un’impresa a programmare se le regole cambiano in corsa?
Il Governo interviene su Transizione 5.0 con una serie di modifiche che, al di là del linguaggio tecnico, raccontano una verità evidente: il meccanismo non stava funzionando.
Sposta il termine per le comunicazioni di prenotazione al GSE al 27 novembre 2025.
Prevede una finestra per integrare dati e documenti caricati male, con termine comunque perentorio (entro il 6 dicembre 2025 per alcune pratiche).
“Blindano” il divieto di cumulo tra Transizione 5.0 e il credito “beni strumentali” sugli stessi beni: se hai chiesto entrambi, devi scegliere.
E soprattutto introducono una tagliola: in alcune ipotesi, se il GSE ti chiede la rinuncia su una delle due misure, hai 5 giorni per rispondere, pena decadenza.
E qui viene la parte paradossale: mentre predicano “vicinanza alle imprese”, scrivono norme che sembrano pensate per chi ha uffici legali e amministrativi interni, non per la piccola e media impresa che lavora, produce e assume persone.
Il risultato? Incertezza. E l’incertezza, per chi deve investire, è il primo incentivo a non investire.
Aree idonee: rinnovabili sì, ma non così
L’altra metà del decreto riguarda le fonti rinnovabili e le cosiddette aree idonee, riscrivendo e ricollocando norme nel Testo Unico FER (d.lgs. 190/2024).
Noi lo diciamo chiaramente: il Paese ha bisogno di rinnovabili e di accelerare la transizione energetica. Ma serve governo, non improvvisazione.
Nel decreto:
si rafforza la disciplina sulle aree idonee anche a mare, legandole alla pianificazione dello spazio marittimo e prevedendo specifiche ipotesi di idoneità (come piattaforme in disuso e alcune aree portuali, con condizioni).
si interviene sull’agrivoltaico, introducendo la necessità di una dichiarazione asseverata che garantisca almeno l’80% della Produzione Lorda Vendibile e controlli successivi.
si prevedono semplificazioni in aree idonee, incluso un parere paesaggistico obbligatorio ma non vincolante, e tempi ridotti.
E qui la maggioranza fa il solito gioco delle tre carte: “acceleriamo”, ma senza chiarire davvero come si evita il caos tra competenze, pareri, territori e ricorsi.
La stessa Scheda del MoVimento 5 Stelle evidenzia che alcune “salvaguardie” introdotte, come il richiamo alle aree di elevato valore agricolo, rischiano di essere vaghe e quindi inutili o, peggio, terreno fertile per conflitti e contenziosi.
In pratica: un Paese spaccato tra “fate presto” e “non qui”, con norme scritte in modo da far litigare tutti, e poi — quando scoppia il contenzioso — la colpa sarebbe delle Regioni, dei Comuni o della burocrazia.
Comodo.
Il Governo si riempie la bocca di transizione… ma usa le risorse come bancomat
C’è un punto che politicamente pesa: nelle coperture finanziarie compaiono riduzioni di risorse che, nel quadro richiamato dal dossier, includono azioni legate anche all’utilizzo dell’idrogeno nei settori hard-to-abate.
Allora mettiamola così: se davvero credono nella transizione industriale, perché tagliare risorse che servono proprio nei settori dove decarbonizzare è più difficile e strategico?
Qui la contraddizione è lampante: fanno i comunicati sulla “transizione”, ma poi quando serve coprire un provvedimento… la transizione diventa un capitolo da cui prendere soldi.
E questo non è solo incoerente: è miope.
Golden Power: infilato qui dentro come se niente fosse
Nel decreto appare anche un intervento sul Golden Power in ambito finanziario.
La nostra posizione è semplice: tutelare gli asset strategici è sacrosanto, ma servono paletti, garanzie e proporzionalità, non norme “inserite” in un decreto che tratta tutt’altro, senza un confronto vero e senza chiarire gli effetti. La stessa Scheda M5S sottolinea le criticità e il rischio di discrezionalità e di frizioni con i procedimenti europei.
La linea del MoVimento 5 Stelle: transizione vera, non propaganda
Noi diciamo sì a:
rinnovabili e decarbonizzazione con regole chiare, tutela del territorio e trasparenza;
sostegno alle imprese semplice e programmabile, non con tagliole procedurali;
agricoltura e agrivoltaico come opportunità, ma con controlli seri e continuità produttiva reale;
politiche industriali che rafforzino filiere strategiche, non che le finanzino “a intermittenza”.
E diciamo no a:
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Perché la transizione non si fa con g
incentivi annunciati e poi corretti in corsa;
norme scritte per far scena e produrre ricorsi;
una maggioranza che predica efficienza e poi costruisce complessità
li slogan: si fa con scelte coerenti, strumenti affidabili e rispetto per chi ogni giorno manda avanti questo Paese.
E soprattutto: se il Governo vuole davvero “aiutare le imprese”, inizi da una cosa rivoluzionaria per loro: non cambiare le regole mentre stanno investendo.