Legge 2758 -Transizione 5.0 e Aree Idonee

Legge 2758 -Transizione 5.0 e Aree Idonee

Transizione 5.0 e Aree Idonee: il Governo cambia le regole mentre le imprese investono

C’è un modo serio di fare politica industriale: dare certezze, tempi chiari, strumenti semplici, controlli efficaci e un obiettivo limpido — decarbonizzare e rafforzare la competitività delle imprese.

E poi c’è il modo scelto dal Governo: Transizione 5.0 trasformata in un percorso a ostacoli, e “aree idonee” per le rinnovabili gestite come se bastasse cambiare un articolo di legge per far sparire i problemi sul territorio.

Questo decreto (A.C. 2758, conversione del D.L. 175/2025) è l’ennesima prova di una maggioranza che annuncia “semplificazione” e poi produce complicazione.


Una domanda semplice: come fa un’impresa a programmare se le regole cambiano in corsa?

Il Governo interviene su Transizione 5.0 con una serie di modifiche che, al di là del linguaggio tecnico, raccontano una verità evidente: il meccanismo non stava funzionando.

  • Sposta il termine per le comunicazioni di prenotazione al GSE al 27 novembre 2025.
  • Prevede una finestra per integrare dati e documenti caricati male, con termine comunque perentorio (entro il 6 dicembre 2025 per alcune pratiche).
  • “Blindano” il divieto di cumulo tra Transizione 5.0 e il credito “beni strumentali” sugli stessi beni: se hai chiesto entrambi, devi scegliere.
  • E soprattutto introducono una tagliola: in alcune ipotesi, se il GSE ti chiede la rinuncia su una delle due misure, hai 5 giorni per rispondere, pena decadenza.

E qui viene la parte paradossale: mentre predicano “vicinanza alle imprese”, scrivono norme che sembrano pensate per chi ha uffici legali e amministrativi interni, non per la piccola e media impresa che lavora, produce e assume persone.

Il risultato? Incertezza. E l’incertezza, per chi deve investire, è il primo incentivo a non investire.


Aree idonee: rinnovabili sì, ma non così

L’altra metà del decreto riguarda le fonti rinnovabili e le cosiddette aree idonee, riscrivendo e ricollocando norme nel Testo Unico FER (d.lgs. 190/2024).

Noi lo diciamo chiaramente: il Paese ha bisogno di rinnovabili e di accelerare la transizione energetica. Ma serve governo, non improvvisazione.

Nel decreto:

  • si rafforza la disciplina sulle aree idonee anche a mare, legandole alla pianificazione dello spazio marittimo e prevedendo specifiche ipotesi di idoneità (come piattaforme in disuso e alcune aree portuali, con condizioni).
  • si interviene sull’agrivoltaico, introducendo la necessità di una dichiarazione asseverata che garantisca almeno l’80% della Produzione Lorda Vendibile e controlli successivi.
  • si prevedono semplificazioni in aree idonee, incluso un parere paesaggistico obbligatorio ma non vincolante, e tempi ridotti.

E qui la maggioranza fa il solito gioco delle tre carte: “acceleriamo”, ma senza chiarire davvero come si evita il caos tra competenze, pareri, territori e ricorsi.

La stessa Scheda del MoVimento 5 Stelle evidenzia che alcune “salvaguardie” introdotte, come il richiamo alle aree di elevato valore agricolo, rischiano di essere vaghe e quindi inutili o, peggio, terreno fertile per conflitti e contenziosi.

In pratica: un Paese spaccato tra “fate presto” e “non qui”, con norme scritte in modo da far litigare tutti, e poi — quando scoppia il contenzioso — la colpa sarebbe delle Regioni, dei Comuni o della burocrazia.

Comodo.


Il Governo si riempie la bocca di transizione… ma usa le risorse come bancomat

C’è un punto che politicamente pesa: nelle coperture finanziarie compaiono riduzioni di risorse che, nel quadro richiamato dal dossier, includono azioni legate anche all’utilizzo dell’idrogeno nei settori hard-to-abate.

Allora mettiamola così: se davvero credono nella transizione industriale, perché tagliare risorse che servono proprio nei settori dove decarbonizzare è più difficile e strategico?

Qui la contraddizione è lampante: fanno i comunicati sulla “transizione”, ma poi quando serve coprire un provvedimento… la transizione diventa un capitolo da cui prendere soldi.

E questo non è solo incoerente: è miope.


Golden Power: infilato qui dentro come se niente fosse

Nel decreto appare anche un intervento sul Golden Power in ambito finanziario.

La nostra posizione è semplice: tutelare gli asset strategici è sacrosanto, ma servono paletti, garanzie e proporzionalità, non norme “inserite” in un decreto che tratta tutt’altro, senza un confronto vero e senza chiarire gli effetti. La stessa Scheda M5S sottolinea le criticità e il rischio di discrezionalità e di frizioni con i procedimenti europei.


La linea del MoVimento 5 Stelle: transizione vera, non propaganda

Noi diciamo sì a:

  • rinnovabili e decarbonizzazione con regole chiare, tutela del territorio e trasparenza;
  • sostegno alle imprese semplice e programmabile, non con tagliole procedurali;
  • agricoltura e agrivoltaico come opportunità, ma con controlli seri e continuità produttiva reale;
  • politiche industriali che rafforzino filiere strategiche, non che le finanzino “a intermittenza”.

E diciamo no a:

  • .

Perché la transizione non si fa con g

  • incentivi annunciati e poi corretti in corsa;
  • norme scritte per far scena e produrre ricorsi;
  • una maggioranza che predica efficienza e poi costruisce complessità

li slogan: si fa con scelte coerenti, strumenti affidabili e rispetto per chi ogni giorno manda avanti questo Paese.

E soprattutto: se il Governo vuole davvero “aiutare le imprese”, inizi da una cosa rivoluzionaria per loro: non cambiare le regole mentre stanno investendo.