Questa settimana l’Aula si riunisce per discutere una serie di ratifiche internazionali. Provvedimenti che, in un mondo normale, dovrebbero essere affrontati con spirito di collaborazione e serietà. Invece, come ormai accade troppo spesso, il Governo e la maggioranza scelgono la via dei colpi di maggioranza, imponendo i tempi e riducendo lo spazio del confronto parlamentare.
Tra i provvedimenti all’ordine del giorno c’è la ratifica dell’accordo con il Bahrain (A.C. 1451), riguardante cooperazione culturale, istruzione e ricerca. Il testo completo è consultabile sul sito della Camera.
Verrà inoltre discusso l’accordo con il Giappone per i programmi “vacanza-lavoro” (A.C. 2292), che potrebbe aprire opportunità ai giovani italiani interessati a esperienze all’estero. Qui puoi leggere il testo ufficiale direttamente dal portale istituzionale.
Come Movimento 5 Stelle ribadiamo con forza: non siamo contrari a priori alla cooperazione internazionale, ma ci opponiamo a un metodo che riduce il Parlamento a una semplice stanza di registrazione delle decisioni prese dal Governo. Il nostro impegno è portare la voce dei cittadini, dei più deboli, di chi non ha lobby alle spalle. Perché il Parlamento non può essere la vetrina degli interessi di pochi, ma la casa di tutti.
Settimana dedicata a PMI, politiche per lo sviluppo e transizione energetica, con audizioni estese sugli schemi di decreti attuativi UE e sui disegni di legge di diretta incidenza su imprese e territori.
Nell’ambito dell’esame della Legge annuale sulle piccole e medie imprese (C. 2673) (Governo, approvata dal Senato).
C. 1367 – Disposizioni per il sostegno del diritto allo studio e per la prevenzione della dispersione scolastica (Rel. Squeri) – sono previste votazioni.
DL 156/2025 – C. 2678 – Misure urgenti in materia economica (Rel. Maerna) – sono previste votazioni.
Al termine – Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi.
Q&A su questioni di competenza del Ministero delle imprese e del made in Italy (presentazione quesiti entro le ore 12 di martedì 18 novembre).
C. 2682 – Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2025 (Governo, approvata dal Senato – Rel. Giovine) – non sono previste votazioni.
Riferimenti normativi e documentali:
• C. 2673 – Legge annuale sulle PMI
• C. 1367 – Diritto allo studio e contrasto dispersione
• C. 2678 – DL 156/2025 – Misure urgenti economiche
• Atto n. 324 – Direttiva UE 2023/2413 (FER)
• Atto n. 344 – Reg. UE 2023/1542 (batterie)
• C. 2682 – Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2025
Settimana dedicata a PMI, politiche per lo sviluppo e transizione energetica, con audizioni estese sugli schemi di decreti attuativi UE e sui disegni di legge di diretta incidenza su imprese e territori.
Nell’ambito dell’esame della Legge annuale sulle piccole e medie imprese (C. 2673) (Governo, approvata dal Senato).
C. 1367 – Disposizioni per il sostegno del diritto allo studio e per la prevenzione della dispersione scolastica (Rel. Squeri) – sono previste votazioni.
DL 156/2025 – C. 2678 – Misure urgenti in materia economica (Rel. Maerna) – sono previste votazioni.
Al termine – Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi.
Q&A su questioni di competenza del Ministero delle imprese e del made in Italy (presentazione quesiti entro le ore 12 di martedì 18 novembre).
C. 2682 – Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2025 (Governo, approvata dal Senato – Rel. Giovine) – non sono previste votazioni.
Riferimenti normativi e documentali:
• C. 2673 – Legge annuale sulle PMI
• C. 1367 – Diritto allo studio e contrasto dispersione
• C. 2678 – DL 156/2025 – Misure urgenti economiche
• Atto n. 324 – Direttiva UE 2023/2413 (FER)
• Atto n. 344 – Reg. UE 2023/1542 (batterie)
• C. 2682 – Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2025
Il nuovo dossier del Servizio Studi della Camera conferma quanto già denunciato da tempo: l’Italia procede con il freno tirato sulla transizione energetica. Mentre l’Unione europea ha alzato l’asticella al 42,5% vincolante di consumi da rinnovabili entro il 2030 (con un obiettivo tendenziale del 45%), l’Italia, nel Piano nazionale energia e clima aggiornato (PNIEC 2024), si è fermata a un 39,4% complessivo, con performance ancora più basse nei dati effettivi del 2023, quando i consumi da rinnovabili si sono fermati al 19,6%.
Il settore elettrico segna una quota del 38,1% di copertura, lontano dal 63,4% previsto al 2030. Ancora più in ritardo i trasporti (10,3% nel 2023 contro l’obiettivo del 34,2%) e il termico (21,7% rispetto al target 35,9%). In questo quadro si inserisce la sfida cruciale dell’idrogeno verde, che l’Europa ha indicato come pilastro strategico per decarbonizzare l’industria “hard to abate” e i trasporti a lungo raggio. L’Italia si è impegnata a raggiungere una quota del 42% di idrogeno rinnovabile nell’industria entro il 2030 e del 60% entro il 2035. Per farlo serviranno circa 3 GW di elettrolizzatori e una produzione dedicata di 10 TWh di energia solare.
Eppure, anziché puntare su questo volano di sviluppo industriale e ambientale, il Governo Meloni ha scelto la via più miope: accusare le rinnovabili di essere “costose”, rallentare gli iter autorizzativi e bloccare la crescita di fotovoltaico ed eolico proprio quando servirebbe una corsa, non una passeggiata. In realtà, i costi oggi non stanno nelle rinnovabili, che sono sempre più competitive, ma nei ritardi e negli ostacoli posti a favore delle multinazionali fossili, che continuano a scaricare sulla collettività i danni ambientali e sanitari del loro modello di business.
Il risultato? Ancora una volta i cittadini pagano due volte: in bolletta e in salute. Le lobby, invece, festeggiano: prima con l’oro nero, oggi con il “nuovo business” dell’idrogeno che rischia di diventare un’ennesima rendita privata a spese pubbliche, se non si garantisce una reale equità nella transizione.
La sfida per il futuro non è fermare la transizione per “non disturbare il manovratore”, ma accelerarla chiedendo conto a chi inquina. L’Italia può e deve scommettere sull’idrogeno verde e sulle rinnovabili, facendo pagare i costi non ai cittadini, ma a chi da decenni guadagna inquinando.