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"Una legge costituzionale sulla giustizia fermata per la campagna elettorale, come se il Parlamento fosse solo un fastidio da mettere in pausa."
Roma/Varese, 17 set. –
"Questa settimana il Parlamento ha tirato giù la saracinesca, non per un evento storico o per un’emergenza nazionale, ma per un semplice week-end elettorale in alcune regioni.
Le commissioni parlamentari sono state sconvocate, i lavori sospesi: come dire, prima la campagna, poi – forse – la Costituzione.
Una legge costituzionale sulla giustizia, che dovrebbe essere affrontata con rigore e rispetto delle procedure democratiche, viene così trattata come una pratica qualsiasi, da riprendere dopo i comizi.
Ormai il messaggio è chiaro: “Vi abbiamo fatto parlare in Aula, adesso basta, la decisione la prendiamo noi”.
Eppure non parliamo di una norma tecnica, ma di una riforma che cambia l’assetto della giustizia e l’indipendenza della magistratura, spezzando l’unità della giurisdizione e aprendo la strada a un controllo politico dei pubblici ministeri.
Non accelera i processi, non porta trasparenza, non aiuta i cittadini.
È solo il tentativo di consegnare ancora più potere a chi già governa.
Nel frattempo, mentre si gioca con la Costituzione come fosse un volantino elettorale, territori come la provincia di Varese restano senza risposte su temi fondamentali: lavoro, servizi, sostegno alle imprese.
Perché quando la priorità diventa fare campagna, tutto il resto viene messo in coda… come in un ufficio chiuso per ferie.
Dopo la seconda lettura, la parola passerà ai cittadini attraverso un referendum costituzionale.
E lì non basterà chiudere il Parlamento: saranno le persone, nelle piazze e fuori dai palazzi, a smascherare gli inganni, a capire chi ha difeso la Costituzione e chi l’ha usata come uno slogan.
E sarà la gente a dire, con il voto, che la giustizia appartiene ai cittadini, non ai potenti."
Così in una nota Antonio Ferrara, deputato del Movimento 5 Stelle e membro della Commissione Attività Produttive della Camera.
Questa settimana la Camera dei Deputati ha discusso una mozione fondamentale per il futuro del Paese: dire no all’aumento vertiginoso delle spese militari e sì a maggiori investimenti nei servizi essenziali come sanità, scuola, welfare, ambiente e ricerca.
Al recente vertice NATO di giugno, la Premier Giorgia Meloni ha sottoscritto l’impegno a portare la spesa militare italiana al 5% del PIL entro il 2035, senza alcun confronto preventivo con il Parlamento.
Tradotto in cifre: oltre 100 miliardi di euro in più ogni anno destinati a difesa e sicurezza, mentre la spesa sanitaria pubblica è ferma al 6,2% del PIL, sotto la media europea.
Questo aumento comporterebbe tagli pesantissimi ai servizi pubblici e alle politiche sociali.
Oggi l’Italia spende circa 45 miliardi di euro l’anno per la difesa (pari al 2% del PIL). Con la firma di Meloni, nel 2035 si arriverebbe a 145 miliardi di euro, più del triplo rispetto ad oggi, in un Paese dove le liste d’attesa negli ospedali si allungano, il personale sanitario è insufficiente e molte famiglie sono costrette a rivolgersi al privato per avere cure tempestive.
Il Movimento 5 Stelle ha presentato una mozione per invertire questa rotta, con obiettivi chiari:
- bloccare l’aumento vertiginoso delle spese militari,
- rafforzare il Fondo Sanitario Nazionale con almeno 8 miliardi di euro in più ogni anno,
- destinare maggiori risorse a welfare, scuola e cooperazione internazionale,
- e portare l’Italia ad aderire finalmente al Trattato per la proibizione delle armi nucleari.
La provincia di Varese, dove molti cittadini già affrontano difficoltà economiche e tempi di attesa insostenibili per visite ed esami, subirebbe in pieno l’impatto di queste scelte.
Ogni euro dirottato verso le armi significa meno fondi per ospedali, infrastrutture, imprese locali e innovazione. Una scelta che non solo non aumenta la sicurezza, ma indebolisce la società e l’economia reale.
DATI A CONFRONTO
| Voce di spesa | Valore attuale | Scenario 2035 (vertice NATO) |
|---|---|---|
| Spesa militare Italia | 45 miliardi €/anno (2% PIL) | Oltre 145 miliardi €/anno (5% PIL) |
| Spesa sanitaria pubblica | 6,2% PIL | Stagnante o in calo |
| Incremento annuo previsto per la difesa | +9-10 miliardi €/anno | Crescita continua fino al 2035 |
| Fondi aggiuntivi per ospedali proposti dal M5S | +8 miliardi €/anno | Per riportare l’Italia almeno alla media UE |
On. Antonio Ferrara (M5S) ha dichiarato:
“Il Governo Meloni ha scelto di spostare risorse immense verso armi e contratti miliardari per le lobby dell’industria bellica, mentre ospedali, scuole e famiglie restano senza sostegno.
Questa politica non rende l’Italia più sicura, la rende solo più povera e fragile.
Per la provincia di Varese, come per il resto del Paese, la priorità dev’essere la salute, il lavoro, l’innovazione e la sicurezza sociale.
Il Movimento 5 Stelle continuerà a battersi perché ogni euro venga investito per migliorare la vita delle persone, non per alimentare nuove guerre.”
In Aula ho denunciato l’ennesima legge scritta “con ago e filo”: 5 milioni di euro distribuiti senza bando, senza criteri e senza trasparenza, un favore cucito addosso a qualche struttura “amica”. È la solita politica degli stracci, quella di un governo di straccioni che continua a piegare le leggi agli interessi di pochi.
Con l’Ordine del Giorno 33 ho chiesto che quei fondi vadano davvero a chi ne ha bisogno, come i giovani colpiti dalle dipendenze digitali. Perché mentre le famiglie e la sanità territoriale restano senza risposte, la maggioranza preferisce ricamare privilegi anziché affrontare i problemi reali.
Signor Presidente, Onorevoli Colleghi, prendo la parola sull’Ordine del Giorno n. 33, perché l’articolo 5, comma 1 di questo decreto è l’ennesima fotografia di un modo di governare che il Movimento 5 Stelle contesta da sempre.
Si stanziano 5 milioni di euro all’anno per tre anni, per strutture IRCCS, anche private e non convenzionate, per “prestazioni dermatologiche di elevata qualità”. Ma non c’è un bando. Non ci sono criteri pubblici. Non c’è trasparenza. Solo un decreto ministeriale. Che potrà — guarda caso — assegnare tutto a una sola struttura. Magari già pronta. Magari già nota. Magari già amica.
E così, di nuovo, la legge si piega. Si scrive con ago e filo. Si cuce su misura. E il risultato? Un’altra toppa sul vestito del potere.
Fuori da quest’Aula intanto ci sono minori in difficoltà, famiglie lasciate sole, una sanità territoriale che arranca. E voi? Voi rispondete con un articolo di legge che assomiglia più a un favore che a una riforma.
Con l’ODG 33 chiediamo questo: destinare quei fondi a chi ne ha veramente bisogno. Percorsi terapeutici pubblici, per i giovani affetti da dipendenze digitali, per contrastare un’emergenza reale, non per accontentare l’interesse privato di turno.
Avete iniziato questa legislatura parlando di “competenza, serietà, concretezza”. E invece continuate a legiferare come sempre: con ago e filo, ricucendo favori, strappando via equità, e lasciando il tessuto sociale in pezzi.
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