Video Interventi in aula

031-2026 Economia dello Spazio - Antonio Ferrara - M5S Camera - Intervento in Aula 05_03_2025

Intervento in Aula 05_03_2025.mp4 corrisponde alla seduta n. 440 di mercoledì 5 marzo 2025, sul disegno di legge A.C. 2026-A – Economia dello spazio. È il primo intervento Ferrara della giornata, sul complesso degli emendamenti, prima dell’espressione dei pareri del relatore e del Governo.
Presidente, colleghi, Governo,

anche voi che parlate tanto dell’Italia protagonista nello spazio ma poi fate di tutto per metterla in panchina, oggi siamo qui a discutere una serie di emendamenti di puro buonsenso, pensati per evitare che questa legge diventi l’ennesima occasione persa per il nostro Paese.

Eppure, a giudicare dalle reazioni della maggioranza, sembra che stiamo chiedendo la luna. Anche se, a dire il vero, questa legge potrebbe regalarla direttamente a qualche multinazionale straniera, senza battere ciglio.

Ma andiamo con ordine.

Si parla di sovranità, ma ci si dimentica di difenderla.

Abbiamo presentato emendamenti per colmare le evidenti lacune di questa legge.

Il golden power sull’aerospazio sembra ovvio. Peccato che nel testo attuale non sia affatto chiaro che il settore spaziale sia considerato strategico.

E allora chiedo: vogliamo proteggere questo comparto o vogliamo scoprire, tra qualche anno, che pezzi della nostra industria sono finiti in mani straniere?

E non potevamo prevederlo?

Un piano nazionale per lo spazio che sia un vero strumento di coordinamento, perché fare un piano senza vincoli equivale a scrivere una lista della spesa e poi non comprare nemmeno un prodotto.

Ma, evidentemente, il Governo preferisce tenersi le mani libere: più discrezionalità e più margine per improvvisare.

Fondi spaziali con il coinvolgimento delle regioni: qui arriva il capolavoro.

Quando si tratta di sanità e istruzione, il Governo ci dice che le regioni devono avere più autonomia.

Ma quando si tratta di gestire fondi strategici, le regioni diventano improvvisamente incompetenti e devono stare a guardare.

Allora decidetevi: o le regioni sono capaci di governare o non lo sono.

Ma l’autonomia a giorni alterni è un capolavoro di ipocrisia.

Standard di qualità e certificazioni per la filiera spaziale: anche questo è un concetto semplice.

Se vogliamo che le nostre imprese siano competitive, devono lavorare con standard internazionali.

Le certificazioni AS/EN 9100 e AS/EN 9120 sono il minimo indispensabile per essere credibili sui mercati globali.

Ma, evidentemente, qualcuno pensa ancora che bastino i marchi di qualità scritti su un volantino per convincere ESA e NASA a lavorare con noi.

Il grande paradosso è questo: un Governo che parla di industria, ma gestisce lo spazio come una lotteria.

E allora, colleghi della maggioranza, una domanda semplice: qual è la strategia?

Perché qui vediamo solo due possibilità: o non avete capito l’importanza di questi temi, e allora sarebbe grave; oppure l’avete capita benissimo, ma non volete disturbare certi interessi, e allora sarebbe anche peggio.

Perché, vedete, questa legge parla di economia dello spazio ma, nella pratica, rischia di essere un’economia del caso, un mercato senza regole dove pochi player globali dettano le condizioni e l’Italia resta a guardare.

Poi sentiamo i soliti slogan: l’Italia deve essere leader nella space economy.

Certo, leader. Ma con quali strumenti? Con quali tutele? Con quali garanzie?

Se il Governo boccerà questi emendamenti, gli effetti saranno molto chiari.

Il nostro settore spaziale sarà vulnerabile a scalate estere senza veri strumenti di difesa.

Le risorse del piano spaziale saranno gestite senza una vera direzione strategica.

I fondi pubblici non saranno utilizzati nel modo più efficace, senza il supporto di chi conosce il territorio.

E le nostre imprese rischieranno di restare fuori dai grandi appalti internazionali, senza standard di qualità riconosciuti.

Ma voi andate pure avanti così.

Conclusione: un futuro spaziale, ma senza l’Italia.

Ora permettetemi un finale ironico, ma realistico.

Vedete, questa legge sembra ispirata a una delle grandi saghe della fantascienza.

Star Wars? No.

Interstellar? No.

Lost in Space? Sì.

Perché, con questa gestione, l’Italia nello spazio non ci entrerà da protagonista, ma da spettatrice.

Mentre gli altri Paesi costruiscono le loro strategie con chiarezza, noi rischiamo di rimanere un piccolo puntino nell’universo delle potenze spaziali.

Allora, tra qualche anno, quando vedremo le aziende straniere dominare il mercato italiano, quando ci renderemo conto che i fondi pubblici non hanno creato sviluppo, quando dovremo dipendere da altri per la nostra sicurezza tecnologica, ricordiamoci di questo momento.

E ricordiamoci di chi, oggi, ha deciso di lasciare tutto allo spazio: nel senso che ha lasciato il futuro dell’Italia in balia degli eventi.