Video Interventi in aula
034-2026 Economia dello Spazio - Antonio Ferrara - M5S Camera - Intervento in Aula 06_03_2025
Intervento in Aula 06_03_2025.mp4 corrisponde al primo intervento Ferrara nella seduta n. 441 di giovedì 6 marzo 2025, sul disegno di legge A.C. 2026-A – Economia dello spazio, durante l’esame dell’articolo 25 e dell’emendamento 25.1 Casu sulla riserva di capacità trasmissiva nazionale e le comunicazioni sottomarine/satellitari
Intervento in Aula 06_03_2025.mp4 corrisponde al primo intervento Ferrara nella seduta n. 441 di giovedì 6 marzo 2025, sul disegno di legge A.C. 2026-A – Economia dello spazio, durante l’esame dell’articolo 25 e dell’emendamento 25.1 Casu sulla riserva di capacità trasmissiva nazionale e le comunicazioni sottomarine/satellitari-
Presidente, colleghi,
volevo anch’io inserirmi, come ho fatto già in Commissione — chiedendo se posso sottoscrivere l’emendamento — e fare un intervento al riguardo, come avevamo fatto in Commissione.
Presidente, colleghi, Governo — e anche voi che ancora pensate che l’Italia debba decidere in autonomia le sue strategie spaziali, senza che Elon Musk e i suoi emissari dettino la nostra linea — oggi discutiamo di un tema che non è solo tecnico, ma anche politico e strategico.
Chi controlla le nostre comunicazioni in caso di crisi?
Chi decide quali tecnologie utilizzerà l’Italia per le infrastrutture critiche?
L’Italia è ancora padrona del proprio destino o sta diventando una colonia digitale di qualche magnate d’oltreoceano?
Nel testo originale della legge, la riserva di capacità trasmissiva nazionale riguarda esclusivamente le comunicazioni satellitari gestite da soggetti appartenenti all’Unione europea o alla NATO.
Ma qui c’è un problema gigantesco: lasciare fuori le comunicazioni sottomarine, quando il 99 per cento del traffico globale viaggia sui cavi sotto il mare, è un grave problema.
E, allo stesso tempo, ci si domanda: perché non specificare che le infrastrutture devono essere gestite prioritariamente da soggetti istituzionali europei, senza il rischio di finire sotto il controllo di privati con ambizioni geopolitiche?
E qui arriviamo al punto cruciale.
Musk e l’Italia: è una strana relazione di dipendenza questa.
Giusto qualche giorno fa, il referente italiano di Elon Musk, Andrea Stroppa, ha praticamente minacciato un partito di maggioranza perché non gli stavano spianando abbastanza la strada.
Sì, avete capito bene: un portavoce di un magnate americano che si permette di dettare la linea al Governo italiano, facendo capire che o si fa come dice lui, o certe porte si chiudono.
Ma davvero siamo arrivati a questo livello?
Davvero il Parlamento italiano deve subire pressioni da un’azienda privata mentre sta discutendo di sicurezza nazionale e sovranità tecnologica?
Eppure, il Governo si è sempre vantato delle sue amicizie con Musk: Musk è un modello di innovazione, un riferimento per la destra globale, un partner strategico per l’Italia.
E oggi cosa succede?
Musk si sente talmente padrone della situazione che i suoi emissari si permettono di ricattare pubblicamente la politica italiana.
Allora, colleghi, qualcuno deve spiegarmi: è questa la sovranità tecnologica sbandierata ai quattro venti?
Dobbiamo cedere ai ricatti di chi vuole trasformare l’Italia in una filiale di SpaceX e Starlink?
Questa è l’ambiguità del Governo: difesa della sovranità o sudditanza tecnologica?
Con questo emendamento cerchiamo di mettere dei paletti chiari.
Le comunicazioni sottomarine vanno protette esattamente come quelle satellitari, perché rappresentano una dorsale di connessione globale.
Le infrastrutture strategiche devono essere gestite prioritariamente da soggetti istituzionali europei; solo in casi di comprovata impossibilità si può ricorrere ai partner NATO.
Perché?
Perché non possiamo affidarci ciecamente a privati esteri per la nostra sicurezza digitale e infrastrutturale.
Perché l’Italia deve decidere da sola, non farsi imporre le scelte da qualche CEO americano che cambia idea a seconda della convenienza del momento.
Lo abbiamo già visto con Musk: prima lancia Starlink come servizio gratuito in Ucraina, poi minaccia di spegnere tutto se non ottiene abbastanza soldi dal Pentagono.
Prima parla di libertà di parola su Twitter, poi comincia a censurare i contenuti quando gli conviene economicamente e politicamente.
Prima si presenta come paladino dell’innovazione, poi manda avanti i suoi uomini per fare pressione sui Parlamenti per ottenere privilegi e corsie preferenziali.
Allora, colleghi, vogliamo davvero lasciare che la nostra infrastruttura critica dipenda dai capricci di un solo uomo?
Con gli effetti di questo emendamento garantiremmo un controllo più ampio della nostra infrastruttura di telecomunicazione, includendo anche i cavi sottomarini tra le infrastrutture da tutelare.
Eviteremmo che l’Italia diventi dipendente da un singolo fornitore privato quanto alla sicurezza e alle sue comunicazioni strategiche.
E manderemmo un messaggio chiaro: le nostre decisioni non si prendono a Palo Alto o su X, ma qui in Parlamento.
Con questo rischiamo di lasciare scoperta una parte fondamentale della nostra rete: potremmo trovarci in balia di aziende private e l’interesse nazionale verrebbe subordinato.
Allora, colleghi, sentirete ancora parlare di sovranità digitale, sicurezza nazionale e indipendenza tecnologica.
Ma ricordatevi una cosa: la vera sovranità non si misura nei tweet, ma nelle scelte che facciamo qui e oggi.
