Video Interventi in aula

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video del 5 agosto 2025, intervento dell’On. Antonio Ferrara sul DL 95/2025 – A.C. 2551, collegato all’ordine del giorno Ferrara n. 33, con riferimento all’articolo 5, comma 1.
Sì, il riferimento corretto è: **video del 5 agosto 2025**, intervento dell’On. **Antonio Ferrara** sul **DL 95/2025 – A.C. 2551**, collegato all’**ordine del giorno Ferrara n. 33**, con riferimento all’**articolo 5, comma 1**.

Non riesco a certificare la trascrizione parola-per-parola dall’audio grezzo del player, quindi le riporto una **trascrizione pulita ricostruita sul testo preparatorio e sul contenuto dell’intervento**.

Grazie, Presidente.

Colleghi, colleghe,

intervengo sull’ordine del giorno n. 33, a mia prima firma, perché dentro questo provvedimento c’è una contraddizione che merita di essere portata all’attenzione dell’Aula.

Parliamo dell’articolo 5, comma 1.

Una norma che prevede uno stanziamento di 5 milioni di euro l’anno, per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, destinato a strutture dermatologiche riconosciute come IRCCS.

Ora, detta così, potrebbe sembrare una misura tecnica, sanitaria, persino condivisibile.

Ma il punto politico è un altro.

Perché qui non stiamo discutendo di una programmazione organica della sanità pubblica.

Non stiamo discutendo di un piano nazionale per affrontare un’emergenza sanitaria.

Non stiamo discutendo di un investimento costruito attraverso criteri trasparenti, pubblici, verificabili.

Stiamo discutendo di risorse pubbliche destinate a strutture che possono essere anche private e non convenzionate, senza un vero percorso selettivo, senza un bando pubblico, senza criteri chiari, senza una graduatoria, senza un quadro complessivo che dica perché proprio lì, perché proprio così, perché proprio ora.

E allora, Presidente, la domanda è semplice: qual è la ratio di questa scelta?

Perché 5 milioni l’anno?

Perché per tre anni?

Perché a queste strutture?

Perché senza una procedura pubblica trasparente?

Perché mentre la sanità pubblica arranca, mentre i pronto soccorso sono in sofferenza, mentre la neuropsichiatria infantile è allo stremo, mentre le famiglie aspettano mesi per una visita, noi troviamo un canale specifico per finanziare strutture dermatologiche, anche private e non convenzionate?

Non siamo contrari alla ricerca.

Non siamo contrari alla dermatologia.

Non siamo contrari agli IRCCS.

Sia chiaro.

Ma siamo contrari a un metodo che usa la sanità come un cassetto da cui tirare fuori finanziamenti mirati, senza una visione generale e senza criteri trasparenti.

Perché quando si parla di soldi pubblici, soprattutto in sanità, non basta dire che la finalità è nobile.

Bisogna dimostrare che la scelta è giusta.

Bisogna dimostrare che c’è un bisogno prioritario.

Bisogna dimostrare che quei soldi vengono assegnati con criteri chiari, verificabili, aperti, uguali per tutti.

Altrimenti non siamo davanti a una politica sanitaria.

Siamo davanti all’ennesima scorciatoia normativa.

E allora, con questo ordine del giorno, noi proponiamo una direzione diversa.

Chiediamo che il Governo si impegni a valutare l’utilizzo di queste risorse, o comunque di risorse dedicate, per percorsi terapeutici rivolti ai minori affetti da dipendenze digitali e da dipendenza da videogiochi.

Perché questa è una questione reale.

È una questione che riguarda migliaia di famiglie.

È una questione che riguarda bambini, adolescenti, genitori, scuole, servizi territoriali.

Parliamo di ragazzi che passano ore e ore davanti a uno schermo.

Parliamo di isolamento.

Parliamo di difficoltà relazionali.

Parliamo di alterazione del sonno.

Parliamo di ansia, aggressività, ritiro sociale, perdita del contatto con la realtà quotidiana.

Parliamo di famiglie che spesso non sanno a chi rivolgersi.

E quando finalmente cercano aiuto, trovano liste d’attesa, servizi insufficienti, strutture territoriali sotto organico, neuropsichiatrie infantili al collasso.

Questa è la realtà.

Non la realtà delle relazioni ministeriali, non la realtà delle slide, non la realtà delle conferenze stampa.

La realtà delle famiglie.

E allora, se davvero vogliamo investire nella salute dei minori, perché non partiamo da qui?

Perché non costruiamo percorsi terapeutici specifici?

Perché non finanziamo servizi territoriali capaci di intercettare il disagio prima che diventi emergenza?

Perché non mettiamo risorse sulla prevenzione, sulla diagnosi precoce, sul supporto psicologico, sulla presa in carico dei ragazzi e delle famiglie?

Perché la dipendenza digitale non si risolve con una predica.

Non si risolve dicendo ai genitori: togliete il telefono.

Non si risolve scaricando tutto sulle famiglie.

Serve una risposta sanitaria.

Serve una risposta educativa.

Serve una risposta sociale.

Serve una rete.

E invece, ancora una volta, il Governo trova risorse per una misura molto specifica, molto selettiva, molto mirata, ma non trova la stessa determinazione quando si tratta di affrontare i problemi veri dei minori e delle famiglie.

Questo è il punto.

La maggioranza parla continuamente di famiglia.

Parla continuamente di giovani.

Parla continuamente di natalità, infanzia, adolescenza, educazione.

Poi, quando bisogna mettere risorse vere su un disagio reale, tutto diventa complicato.

Quando invece si tratta di infilare 5 milioni l’anno per tre anni dentro una norma mirata, allora improvvisamente la copertura si trova, il percorso si trova, la norma si scrive.

È sempre la solita magia della maggioranza: per i bisogni diffusi ci sono i rinvii, per le misure puntuali c’è il bonifico.

Presidente, non possiamo accettare che il Parlamento venga utilizzato per approvare norme costruite così.

Non possiamo accettare che la sanità pubblica venga raccontata come priorità e poi trattata come un contenitore di finanziamenti settoriali.

Non possiamo accettare che i minori con dipendenze digitali, le famiglie in difficoltà e i servizi territoriali restino fuori dal radar politico, mentre dentro la legge entrano misure molto più precise e molto più fortunate.

Il nostro ordine del giorno dice una cosa semplice: guardiamo ai ragazzi.

Guardiamo alle famiglie.

Guardiamo alle nuove dipendenze.

Guardiamo al disagio che cresce nelle case, nelle scuole, nei territori.

E destiniamo risorse a percorsi terapeutici veri, pubblici, accessibili, controllabili.

Perché la salute dei minori non può essere un tema da convegno.

Deve essere una priorità concreta.

E se il Governo vuole davvero dimostrare attenzione verso le famiglie, allora accolga questo ordine del giorno.

Altrimenti avremo l’ennesima prova di una maggioranza che usa grandi parole per coprire piccole scelte.

La verità è che questa norma, così com’è, è scritta male.

È opaca.

È fragile.

È selettiva.

È una legge di straccioni, nel senso politico del termine: una legge che prende risorse pubbliche e le sistema in modo povero, disordinato, senza visione, senza trasparenza, senza il coraggio di affrontare le vere priorità.

E allora lo dico con chiarezza: quando una cosa viene fatta così, a volte è meglio non fare niente che fare male così.

Perché fare male con i soldi pubblici significa togliere risorse a chi ne avrebbe davvero bisogno.

E oggi chi ne ha bisogno sono i ragazzi, le famiglie, i servizi territoriali, la sanità pubblica.

Non l’ennesima norma scritta per finanziare pochi senza spiegare bene perché.

Per questo chiediamo al Governo di accogliere l’ordine del giorno n. 33 e di assumere un impegno chiaro sui percorsi terapeutici per i minori affetti da dipendenza digitale e da videogiochi.

Perché la politica sanitaria non si fa con scorciatoie e mance normative.

Si fa con programmazione, trasparenza e responsabilità.

Grazie.