Video Interventi in aula

083-1704 Antonio Ferrara - M5S Camera - Intervento DIscussione Genmerale - Aula 30_03_2026.mp4

Intervento in Aula del 30 marzo 2026 sul disegno di legge A.C. 1704-A, “Disposizioni in materia di destinazione di proventi derivanti dalla vendita di prodotti”. 

Grazie, Presidente.

Colleghi, colleghe,

il provvedimento che oggi esaminiamo interviene su un tema reale, concreto e anche delicato: la trasparenza verso i consumatori nei casi in cui la vendita di un prodotto venga collegata a finalità solidaristiche o benefiche.

È un tema serio perché, quando si richiama la solidarietà, quando si evoca una causa benefica, quando si fa leva sulla fiducia e sulla sensibilità dei cittadini, allora il dovere della chiarezza deve essere ancora più forte.

Il consumatore deve sapere con precisione chi riceve i fondi, per quale finalità e in quale misura.

Da questo punto di vista, l’obiettivo dichiarato della legge è condivisibile: rafforzare la trasparenza e prevenire messaggi ambigui o fuorvianti lo consideriamo giusto.

Ed è giusto anche che gli obblighi informativi non riguardino soltanto chi vende, ma anche chi promuove l’acquisto, compreso il contesto dell’influencer marketing, che oggi ha un impatto sempre più rilevante sulle scelte dei consumatori.

Noi del MoVimento 5 Stelle riteniamo che la tutela del consumatore non sia un dettaglio secondario, ma un elemento essenziale di correttezza del mercato.

E riteniamo anche che la solidarietà non possa mai diventare una specie di leva commerciale da usare in modo opaco o ambiguo.

Proprio per questo, però, crediamo che una legge come questa vada valutata non per il titolo, non per l’effetto mediatico, ma per la sua effettiva capacità di migliorare il quadro normativo.

E qui appaiono alcuni limiti.

Questi limiti non li possiamo ignorare.

Il primo limite è che il nostro ordinamento già dispone di strumenti importanti contro le pratiche commerciali scorrette.

Questo significa che il principio da cui muove il testo non nasce nel vuoto: esiste già una disciplina che consente di intervenire quando il consumatore viene ingannato o indotto in errore da campagne commerciali costruite in modo scorretto.

Per questo il punto non è semplicemente dire che finalmente si interviene.

Il punto è capire se si sta intervenendo in modo davvero utile, coerente e proporzionato, oppure se si sta aggiungendo un ulteriore livello di adempimenti senza sciogliere fino in fondo il rapporto con la normativa già esistente.

Il secondo limite riguarda proprio la proporzionalità.

Perché l’esigenza della trasparenza è sacrosanta, ma va accompagnata a una disciplina equilibrata, che distingua tra situazioni diverse e che eviti di produrre un carico burocratico eccessivo.

Non tutte le iniziative sono uguali.

Non è uguale una grande operazione commerciale nazionale e una realtà molto più piccola.

Non è uguale una campagna costruita da grandi operatori del mercato e un’iniziativa che coinvolge soggetti che già operano con finalità sociali e con propri obblighi di rendicontazione.

Una buona legge dovrebbe tener conto di queste differenze e costruire regole chiare, sì, ma anche proporzionate.

Un terzo elemento di criticità è che il testo, pur essendo stato corretto in Commissione, lascia ancora alcuni aspetti aperti.

Penso, ad esempio, al coordinamento con la disciplina generale già vigente e anche alla scelta di rinviare a successivi decreti aspetti rilevanti, come la destinazione di una quota dei proventi derivanti dalle sanzioni.

Anche su questo serve maggiore chiarezza.

Perché, quando si approva una norma, soprattutto su temi che toccano la fiducia tra cittadini, imprese e finalità solidaristiche, è bene evitare zone grigie, rinvii indefiniti o margini di incertezza applicativa.

Detto questo, va anche riconosciuto che, durante l’esame in Commissione, sono stati introdotti alcuni correttivi utili.

L’estensione della nozione di professionalità anche a chi promuove l’acquisto va nella direzione corretta.

Così come è positiva l’apertura a modalità alternative di informazione, non limitate rigidamente alla confezione del prodotto, anche per evitare profili di sproporzione già emersi in altri casi a livello europeo.

Questi miglioramenti rendono il testo meno rigido rispetto alla sua formulazione iniziale, ma non cancellano del tutto le criticità di fondo.

Noi del MoVimento 5 Stelle crediamo che su questi temi serva una linea chiara.

Trasparenza sì, ma trasparenza vera.

Regole scritte bene.

Tutela del consumatore sì, ma senza sovrapposizioni inutili e senza costruire norme più simboliche che risolutive.

Perché il rischio, altrimenti, è quello di intervenire più sull’onda del caso mediatico che sulla visione davvero organica del problema.

Invece, qui servirebbe uno sguardo più ampio sul rapporto tra commercio e beneficenza, sulla pubblicità digitale, sulla responsabilità di chi promuove prodotti online, sulla chiarezza delle campagne rivolte ai consumatori.

La materia meritava forse un intervento ancora più organico e meglio coordinato con l’evoluzione del mercato e degli strumenti pubblicitari.

Così com’è, al momento, il testo contiene elementi condivisibili, ma anche limiti evidenti.

Per questo il nostro giudizio non può essere né una chiusura pregiudiziale né un’adesione convinta.

Sarebbe sbagliato respingere in blocco una norma che affronta un problema reale.

Ma sarebbe altrettanto sbagliato presentarla come una soluzione pienamente soddisfacente o come una riforma compiuta.

Noi continueremo a difendere un principio molto semplice: quando si parla di consumatori, di correttezza del mercato e di iniziative che richiamano finalità solidaristiche, la fiducia dei cittadini va tutelata fino in fondo.

E per questo servono norme serie, equilibrate, applicabili e realmente efficaci.

È su questo terreno che misuriamo il valore delle leggi: non sulla loro etichetta, ma sulla loro sostanza.