Video Interventi in aula

074 Antonio Ferrara - M5S Camera - Intervento in Aula anniversario dell’Accordo Italia-Germania 18_12_2025

“074 Antonio Ferrara - M5S Camera - Intervento in Aula 18_12_2025-2.mp4”. Corrisponde all’intervento del 18 dicembre 2025, seduta n. 587, nel momento dedicato al settantesimo anniversario dell’Accordo Italia-Germania sul lavoro.

Signor Presidente, colleghi, colleghe,

oggi ricordiamo i settant’anni dell’Accordo bilaterale tra Italia e Repubblica federale della Germania per il reclutamento della manodopera italiana, concluso a Roma il 20 dicembre del 1955.

Parliamo di lavoratori e lavoratrici che attraversarono i confini non per piacere, ma per vivere e sostenere le proprie famiglie.

Immaginiamo quella scena: una valigia di cartone, la stazione, un saluto trattenuto, un contratto incomprensibile, una lingua da imparare in corsa.

E quell’Accordo non è solo un documento: è la storia degli italiani che hanno costruito fabbriche e servizi, che hanno pagato contributi e mandato rimesse, facendo crescere i due Paesi.

L’Europa è nata dal lavoro.

Ma commemorare non può essere nostalgia, deve essere responsabilità.

Da progressisti, come MoVimento 5 Stelle, diciamo una cosa semplice: la mobilità del lavoro non può diventare mobilità dei diritti al ribasso.

Oggi i rischi si richiamano: precarietà, salari compressi, sicurezza trattata come un costo, barriere linguistiche, tutele che si perdono tra burocrazie.

Se questa ricorrenza deve avere un senso politico, le parole chiave sono tre: dignità, con lavoro uguale, diritti uguali e sicurezza uguale; continuità dei diritti, contributi, pensione, assistenza e tutela familiare, portabili e accessibili non solo sulla carta; e comunità, lingua, integrazione, scuola e servizi consolari come infrastrutture sociali.

E qui arriva il presente.

È facile riempirsi la bocca di italiani all’estero nelle foto di rito; è più scomodo rafforzare i servizi, semplificare le pratiche, difendere i diritti sul lavoro, contrastare il dumping, investire su sicurezza e buona occupazione.

Diciamolo con garbo: sulle celebrazioni la maggioranza è puntualissima, sulle politiche coerenti spesso scopre una prudenza che ricade, guarda caso, su chi lavora.

Lo dico anche per esperienza: a 19 anni sono andato a lavorare all’estero, non in Germania, in Inghilterra. E lì capisci subito che la differenza la fanno i diritti, le tutele, i servizi e il rispetto.

Il modo più serio per onorare quella storia è un impegno attuale: nessun lavoratore deve perdere diritti solo perché attraversa un confine.

Memoria diventa giustizia sociale, qui ed ora.