Video Interventi in aula

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intervento nella seduta n. 382 della Camera dei deputati del 15 novembre 2024. 

020 – Antonio Ferrara – M5S Camera – Interpellanza urgente sulla crisi BEKO – Aula, 15 novembre 2024

Grazie, Presidente.

Signor Ministro, la ringrazio per la risposta, ma il cuore della questione resta capire che cosa voglia realmente fare Beko in Italia.

Il Governo deve porre all’azienda una domanda molto semplice: intende continuare a investire nel nostro Paese oppure si sta preparando a un progressivo disinvestimento?

Perché dalle informazioni disponibili sembra che l’azienda voglia concentrare le proprie attività soprattutto sul cosiddetto settore del “caldo”, quindi forni e piani cottura, riducendo invece la produzione relativa ai frigoriferi e alle lavatrici.

Questa prospettiva appare in evidente contraddizione con quanto dichiarato dal Governo, che attraverso l’esercizio del Golden Power sostiene di voler salvaguardare l’occupazione e rilanciare l’intera produzione italiana.

Di fronte a questa contraddizione, quale sarà concretamente la risposta del Governo?

Quali sono le condizioni reali che avete posto a Beko?

Perché il Golden Power non può trasformarsi in un provvedimento vuoto o, peggio ancora, in uno strumento farlocco, incapace di incidere realmente sugli assetti aziendali, sulle quote di mercato e sulle decisioni industriali della multinazionale.

In altri Paesi, quando viene autorizzata un’acquisizione di queste dimensioni, vengono richieste garanzie precise, specifiche, verificabili e vincolate a scadenze temporali.

E noi che cosa abbiamo chiesto?

Quali investimenti sono stati imposti?

Quali livelli produttivi devono essere mantenuti?

Quali garanzie occupazionali sono state previste?

E soprattutto: per quanto tempo devono essere rispettate?

Non è sufficiente affermare genericamente che gli stabilimenti e l’occupazione devono essere tutelati. Occorre indicare numeri, risorse, produzioni, tempi e conseguenze precise nel caso in cui l’azienda non rispetti gli impegni assunti.

Altrimenti si rischia di aver concesso a Beko una sostanziale carta bianca, lasciando gli stabilimenti italiani e, in particolare, quello di Cassinetta di Biandronno in una condizione di profonda incertezza.

Cassinetta rappresenta uno dei più importanti poli europei nella produzione di elettrodomestici. Non riguarda soltanto i lavoratori direttamente occupati nello stabilimento, ma un intero sistema produttivo composto da imprese dell’indotto, fornitori, competenze tecniche e professionalità costruite in decenni di attività.

Per questo abbiamo bisogno di conoscere chiaramente quali investimenti Beko intenda realizzare in Italia e quali investimenti il Governo sia disposto a pretendere dall’azienda.

Non possiamo limitarci ad aspettare passivamente le decisioni di una multinazionale.

Il Governo deve subordinare ogni intervento pubblico alla presentazione di un piano industriale serio, sostenibile e verificabile, che garantisca il mantenimento delle produzioni e dei livelli occupazionali.

Anche gli eventuali ammortizzatori sociali, come i contratti di solidarietà e la cassa integrazione, devono essere collegati al mantenimento delle linee produttive e a un vero progetto di rilancio.

Non possono diventare strumenti utilizzati per accompagnare lentamente la chiusura o il ridimensionamento degli stabilimenti.

I lavoratori, inoltre, non possono fare affidamento sui cosiddetti 100 milioni di euro annunciati dalla Lega attraverso quello che è stato presentato come un “emendamento salva-Beko” alla legge di bilancio.

Un intervento che, allo stato attuale, assomiglia più a una cortina di fumo che a una soluzione concreta.

Non è chiara l’origine delle risorse, non sono indicate con precisione le modalità di utilizzo e, soprattutto, non è affatto certo che questi fondi saranno destinati specificamente a Beko e alla salvaguardia dei suoi stabilimenti.

Parliamo genericamente del settore dei grandi elettrodomestici, nel quale operano anche altre aziende concorrenti.

Senza condizioni precise, quelle risorse potrebbero essere distribuite senza garantire né il futuro di Cassinetta né quello degli altri stabilimenti Beko presenti in Italia.

Servono quindi impegni chiari.

Serve un piano industriale credibile.

Servono investimenti adeguati e verificabili.

Servono garanzie concrete per i lavoratori.

Quando uno stabilimento chiude, non si perdono soltanto posti di lavoro. Si perdono competenze, professionalità, conoscenze tecniche e un patrimonio industriale che difficilmente potrà essere ricostruito.

Quando il know-how viene disperso, nessun risarcimento economico e nessun ammortizzatore sociale potranno compensare pienamente quel danno.

Il Golden Power, signor Ministro, non può essere un’arma spuntata.

Se il cosiddetto “Governo del fare” intende davvero difendere l’industria italiana, i lavoratori e il sito produttivo di Cassinetta, deve dimostrarlo attraverso decisioni concrete, condizioni vincolanti e risultati verificabili.

Perché i lavoratori non hanno bisogno di altri annunci.

Hanno bisogno di sapere che il loro lavoro, le loro competenze e il futuro delle loro famiglie saranno realmente tutelati.