Video Interventi in aula
007-1975 Antonio_Ferrara_M5S_Camera_Intervento_ion_Aula_23_07_2024
l’intervento appartiene alla seduta n. 331 della Camera dei deputati di martedì 23 luglio 2024. Riguarda l’illustrazione dell’ordine del giorno 9/1975/26 Ferrara al decreto-legge sulle liste d’attesa sanitarie.
Grazie, Presidente.
Onorevoli colleghi, oggi ci troviamo a discutere su un disegno di legge che, sebbene sembri volto a migliorare i tempi delle liste d’attesa delle prestazioni sanitarie, in realtà nasconde una serie di problematiche che rischiano di aggravare ulteriormente la già fragile situazione del nostro Servizio sanitario nazionale.
Il Governo di centrodestra, con questo decreto-legge, impone agli erogatori pubblici e privati accreditati di aderire al Centro unico di prenotazione, il CUP, che può essere regionale o infraregionale, senza fornire le necessarie risorse per garantire una realtà di interoperabilità e una gestione efficiente delle prenotazioni.
Inoltre, si impone alle regioni di adottare soluzioni digitali per la prenotazione e la disdetta delle prenotazioni, senza considerare le diversità territoriali e le difficoltà tecniche che molte regioni, soprattutto quelle meno dotate di risorse, potrebbero incontrare.
È evidente che questa misura rischia di creare ulteriori disparità tra le regioni, favorendo le più ricche a discapito delle altre.
Non possiamo ignorare che molte strutture sanitarie private promuovono congiuntamente prestazioni privatistiche e in convenzione, spingendo gli utenti verso soluzioni a pagamento a causa delle lunghe attese nel sistema pubblico.
Questo decreto non fa nulla per contrastare questa pratica. Anzi, sembra favorirla, creando un circolo vizioso che va a discapito dei cittadini meno abbienti, costretti a scegliere tra lunghe attese e costose prestazioni private.
Un suggerimento potrebbe essere che le regioni dovrebbero calcolare, con l’uso dell’intelligenza artificiale, le ricette mediche emesse.
Senza questa sincronizzazione, rischiamo di avere un sistema inefficiente e disorganizzato, che non riesce a rispondere tempestivamente alle necessità dei cittadini.
Il decreto prevede anche sanzioni severe per le strutture che non rispettano i tempi d’attesa, ma non fornisce alcuna indicazione su come queste strutture dovrebbero affrontare la carenza di personale.
Invece di intervenire su questi problemi strutturali, il Governo preferisce penalizzare le strutture sanitarie, aumentando il carico di lavoro e lo stress per il personale sanitario, già allo stremo.
È chiaro che il Governo del centrodestra, con questo decreto, non mira a migliorare realmente il Servizio sanitario nazionale, ma piuttosto a smantellarlo progressivamente, favorendo il settore privato a discapito di quello pubblico.
Chiediamo, dunque, un intervento deciso affinché le strutture sanitarie private accreditate non possano più promuovere congiuntamente le prestazioni privatistiche e quelle in convenzione, garantendo così un accesso equo e giusto alle cure per tutti i cittadini.
Ricordiamo che il sistema sanitario non è un’azienda e la salute non è in vendita.
Dobbiamo difendere il diritto alla salute come un bene pubblico essenziale, accessibile a tutti, indipendentemente dalle possibilità economiche.
