Video Interventi in aula
041-2285 Antonio Ferrara - M5S Camera - Intervento DISCUSSIONE GENERALE EX ILVA in Aula 17_03_2025
Intervento in Aula 17_03_2025 corrisponde alla seduta n. 448 di lunedì 17 marzo 2025, durante la discussione sulle linee generali del DL ex Ilva – A.C. 2285, conversione del decreto-legge n. 3/2025 sulla continuità produttiva e occupazionale degli impianti ex Ilva.
Signor Presidente, onorevoli colleghi,
membro di questo Governo dei miracoli mancati, ancora una volta siamo qui e ancora una volta il destino dell’Ilva viene discusso senza il Ministro Urso.
Perché scomodarsi? Perché assumere la responsabilità di una crisi che, anno dopo anno, è diventata il simbolo dell’incompetenza e dell’ipocrisia di questa maggioranza?
Meglio lasciare tutto alla sorte, al solito teatrino dei prestiti a perdere e delle promesse vuote, mentre Taranto soffoca sotto una cappa di inquinamento e disperazione.
Intanto, i commissari cambiano più spesso delle stagioni, i fondi pubblici scorrono a fiumi, ma le decisioni strategiche continuano a essere rimandate.
Un copione che si ripete. L’ennesima presa in giro ai danni dei cittadini.
Più soldi pubblici: negli ultimi anni, Ilva è diventata una voragine finanziaria, un pozzo senza fondo nel quale lo Stato continua a riversare miliardi senza ottenere nulla in cambio.
Dal 2018 ad oggi, oltre 5 miliardi di euro di denaro pubblico sono stati versati per mantenere in vita un’industria inquinante e fallimentare. Ma qual è il risultato?
Taranto continua ad ammalarsi, i lavoratori sono sempre più precari e l’impianto rimane tecnologicamente arretrato a metodi produttivi obsoleti e dannosi.
Nel 2023, il Governo ha stanziato 680 milioni di euro per Acciaierie d’Italia, convinto di risollevare l’azienda.
Dopo pochi mesi, la fabbrica è stata dichiarata insolvente.
Ora, con questo decreto, si decide di versare altri 400 milioni di euro, togliendoli addirittura dai fondi destinati alle bonifiche.
In altre parole, si sottraggono risorse alla salute e all’ambiente per continuare a finanziare il disastro.
Questi soldi non sono un investimento, sono un tappo temporaneo, un’elemosina per guadagnare tempo fino alla prossima emergenza.
Non c’è alcuna strategia di lungo periodo, nessuna visione industriale, solo un’iniezione di denaro che non risolve nulla e che, nel giro di pochi mesi, sarà seguita dall’ennesima richiesta di aiuto economico.
Il Governo ha trasformato l’Ilva in un bancomat di Stato, dove i soldi pubblici vengono bruciati per evitare di prendere decisioni scomode.
Ogni anno si ripete lo stesso rituale: nuove risorse, nuove promesse, nuovi decreti, ma nel frattempo l’industria resta un colosso in declino e la città di Taranto un territorio sacrificato.
Questo non è sviluppo industriale, è accanimento terapeutico su un modello produttivo morto.
Più promesse: da oltre dieci anni, si sente parlare di riconversione, di rilancio, di transizione ecologica.
Dieci anni di promesse non mantenute, di annunci roboanti seguiti dal nulla assoluto.
Il piano industriale di ArcelorMittal, fallito.
La nazionalizzazione di Invitalia, fallita.
Il progetto dei forni elettrici finanziati dal PNRR, cancellato dal Ministro Fitto.
E oggi?
Oggi ci vengono a dire che tutto si risolverà con una nuova cessione a un privato.
Ma chi è questo privato? Quali garanzie offre? Quale sarà il piano industriale?
Silenzio assoluto.
Nel 2021, il Governo aveva garantito che, entro il 2025, l’Ilva sarebbe diventata un polo di produzione a basse emissioni, con una progressiva riduzione dell’uso del carbone.
Siamo nel 2025 e non è stato fatto nulla.
Anzi, con l’attuale piano si certifica che l’Ilva continuerà a produrre acciaio a carbone per altri dieci anni.
Non solo non si è avviata la transizione, ma si è scelto di prolungare l’inquinamento per un altro decennio.
Qualcuno dovrà spiegare ai cittadini di Taranto perché le loro vite valgono meno della finta realtà che viene raccontata in quest’Aula dal Governo.
Ma il peggio è che questo Governo continua a raccontare che tutto andrà bene, che c’è una soluzione dietro l’angolo.
Non c’è nessuna soluzione, c’è solo il solito scaricabarile: rinvii, ritardi, dichiarazioni vuote e ogni anno il solito copione si ripete.
Un’industria che dovrebbe essere all’avanguardia è invece ferma al passato, mentre il resto del mondo corre verso la decarbonizzazione e la produzione sostenibile.
Ma per l’Italia, l’Ilva resta un problema da rimandare, non da risolvere.
Più fumo negli occhi: non solo il Governo non ha un piano, ma ha anche l’arroganza di vendere questo disastro come un successo.
Si parla di salvataggio dell’Ilva, di tutela di posti di lavoro e di rilancio dell’industria siderurgica italiana.
Ma di quale rilancio stiamo parlando?
L’unico dato certo è che, mentre l’Ilva arranca, il mercato globale dell’acciaio sta cambiando.
Francia, Germania e Spagna stanno investendo sull’idrogeno verde per rendere la siderurgia sostenibile.
E noi?
Noi rimaniamo fermi, ostaggi della lobby del carbone e di un modello produttivo che ci condanna all’arretratezza.
Eppure, lo stesso Ministro Urso, che qui boccia gli emendamenti dell’idrogeno verde, in Europa firma accordi per finanziare la transizione ecologica in altri Paesi.
Un paradosso degno del teatro dell’assurdo.
Promuoviamo l’innovazione fuori dai confini nazionali, ma condanniamo Taranto a restare ancorata al passato.
Questo Governo sa benissimo che la transizione ecologica è inevitabile, ma sceglie di prendere tempo e di far finta che il problema non esista.
E il risultato?
Più malattie, più inquinamento, più soldi pubblici gettati al vento.
L’Ilva è diventata il simbolo del fallimento industriale italiano. Un monumento dell’incompetenza e della miopia della politica.
Ma il Governo continua a gettare fumo negli occhi dell’opinione pubblica, a vendere decreti vuoti come soluzioni definitive.
Ogni anno la stessa messinscena, ogni anno la stessa delusione.
La strategia? Immobilismo finanziato con i soldi degli italiani.
Una storia di fallimenti e condanne ignorate.
Cinque condanne della Corte europea dei diritti umani per la mancata tutela della salute dei cittadini.
Cinque richiami, cinque bocciature nette di una politica industriale che ha sempre sacrificato la vita delle persone sull’altare del profitto.
Un’AIA scaduta nel 2023 e mai rinnovata.
L’impianto opera in palese violazione delle normative.
Eppure, il Governo finge di non vedere, come se ignorare il problema potesse farlo scomparire.
Un processo per disastro ambientale in corso.
Taranto è diventata sinonimo di emergenza ignorata.
Famiglie distrutte da malattie, generazioni segnate dalla paura di crescere accanto a una bomba ecologica.
Eppure, nessun piano concreto per fermare questa tragedia annunciata.
Una truffa sulle quote CO2, una beffa che dimostra come l’Ilva non sia solo un mostro inquinante, ma anche un buco nero finanziario, capace di divorare soldi pubblici senza un minimo beneficio per i cittadini.
Una condanna della Corte di giustizia dell’Unione europea: l’ennesima prova che in questo Paese chi inquina non paga mai e che il Governo preferisce collezionare sanzioni piuttosto che adottare soluzioni serie.
Ilva è il campione indiscusso dell’illegalità industriale e voi siete gli allenatori perfetti.
Il Governo dice di avere soluzioni, ma il risultato è sempre lo stesso.
I tribunali dicono che lo stabilimento va chiuso perché rischioso per la salute pubblica, ma voi ignorate tutto, come se fosse solo una formalità burocratica.
Nel frattempo, la gente continua ad ammalarsi.
E la cosa più assurda è che lo stabilimento è sotto sequestro ed opera in condizioni fuori norma.
Un’industria strategica che viola regole e voi non fate nulla.
Complimenti.
Ma attenzione, non si tratta solo di una questione ambientale.
Ilva è diventata il simbolo del fallimento totale della politica industriale italiana e da anni, anziché investire in innovazione e transizione ecologica, avete scelto di mantenere un modello industriale obsoleto e tossico, che brucia risorse e futuro.
La transizione ecologica?
Ah, certo, quella parola magica che usate per nascondere l’ennesima presa in giro.
In realtà, fate solo una cosa: 400 milioni di euro sottratti alle bonifiche per finanziare l’inquinamento.
Altro che futuro e innovazione.
Questo Governo è ancorato all’Ottocento industriale, come se bruciare carbone fosse l’unica soluzione possibile.
Se fosse dipeso da voi, le fabbriche funzionerebbero ancora a vapore e carbone.
Mentre l’Europa investe su rinnovabili e sostenibilità, voi proteggete modelli obsoleti.
Nessun piano industriale, nessuna visione.
Solo soldi pubblici per comprare il tempo.
Ma aspetta: il MIMIT firma sempre gli accordi per l’idrogeno verde con altri Paesi, ma per Taranto no.
Chissà, forse vi hanno spiegato che l’idrogeno verde fa male alla salute.
Sì, quella del carbone.
Eppure, Taranto potrebbe essere un polo di produzione e utilizzo di idrogeno verde, riconvertendo l’impianto con fondi europei già disponibili.
Ma a voi interessa solo salvare un’industria inquinante con soldi pubblici.
L’idrogeno verde quando il Governo lo promuove, ma non per Taranto.
In quest’Aula abbiamo presentato un emendamento nel Milleproroghe per favorire l’idrogeno verde come alternativa al carbone per produrre acciaio all’Ilva.
È un’idea moderna, sostenibile e un’opportunità straordinaria per Taranto.
Peccato che sia stata bocciata.
Perché?
Perché per voi l’Ilva deve rimanere nel Medioevo industriale.
Perché il Ministro Urso si fa bello all’estero, firmando accordi per l’idrogeno verde sull’acciaio con altri Paesi, mentre in Italia l’idrogeno verde è come il lavoro ben pagato: lo teorizzate, ma poi non fate nulla per farlo esistere.
E poi dite che volete attrarre investimenti.
Ma come, se allontanate qualunque seria innovazione?
Incoerenza al massimo livello.
Ilva è il pozzo senza fondo e il bancomat di Stato, continua a ingoiare miliardi senza mai risolvere nulla.
Ma questa volta avete battuto voi stessi: 680 milioni a Invitalia, dichiarate insolvente l’azienda, ora svendete al miglior offerente senza alcuna garanzia; 400 milioni, destinati alle bonifiche, usati per tenere in piedi un’industria inquinante.
Amministrare Ilva per voi è come giocare a Scarabeo: mettete le lettere a caso e sperate che ne esca qualcosa di sensato.
E i lavoratori?
Solo incertezze e precarietà.
Cancellate i fondi per le bonifiche, ignorate le misure per l’amianto, avete respinto gli emendamenti per la tutela dei lavoratori.
Ilva è il vostro bancomat, mentre gli operai pagano il conto.
È il Governo dell’incompetenza che gioca a fare il salvatore.
Signori della maggioranza, avete raggiunto un nuovo livello di incapacità.
Se il vostro fosse un film, sarebbe un remake mal riuscito: stessa trama, stessi errori, stessi volti perplessi quando le cose vanno male.
L’unica transizione ecologica che vediamo è quella della vostra credibilità: dal ridicolo al tragico.
La più grande contraddizione del decreto Ilva?
Dichiarate strategico uno stabilimento che non può più produrre acciaio con le attuali norme ambientali, mentre bocciate ogni proposta per una vera transizione ecologica.
Insomma, volete rilanciare un’acciaieria con tecnologie inesistenti, ignorando le norme ambientali e sperando che nessuno se ne accorga.
E poi vi chiedete perché il Paese non si fida più delle vostre scelte?
Forse dovreste prendere in mano il decreto e leggerlo davvero, perché sembra che nemmeno voi abbiate capito che cosa avete scritto.
Allora voglio chiudere con la frase di Antonio Gramsci, un pensatore che il potere ha sempre temuto: dire la verità è sempre rivoluzionario.
Ed è proprio per questo che voi non la direte mai, perché la verità su Ilva è scomoda e imbarazzante.
È un atto d’accusa contro chi ha gestito questa crisi con una combinazione di codardia, incompetenza e complicità con le lobby del carbone.
La verità è che Taranto è stata sacrificata per gli interessi di pochi, mentre i suoi cittadini sono stati trattati come danni collaterali della grande truffa industriale italiana.
Infine, voglio ricordare la citazione di un uomo che, a differenza del Governo, la rivoluzione l’ha fatta sul serio: la follia sta nel fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi.
Lo diceva Albert Einstein, eppure è la perfetta sintesi di ciò che state facendo con l’Ilva: sempre gli stessi decreti, gli stessi finanziamenti a perdere, le stesse frottole sulla transizione ecologica, mentre il carbone continua a bruciare.
Vi ostinate a ripetere lo stesso errore, sperando che prima o poi diventi un successo.
Ma c’è una differenza fondamentale tra voi e noi: noi non ci arrendiamo a questa follia.
Noi continueremo a dire la verità, a denunciare le vostre contraddizioni, a lottare perché Taranto non sia più la discarica dell’industria italiana, perché, a differenza vostra, noi sappiamo da che parte stare.
E questa battaglia la vinceremo non con i vostri decreti truffa, ma con la verità.
