Video Interventi in aula

065-2423 Antonio Ferrara - M5S Camera - Intervento Consenso informato scolastico in Aula 02_12_2025

065 - Antonio Ferrara - M5S Camera - Intervento in Aula 02_12_2025.mp4”. Il contesto corretto è la seduta n. 576 della Camera, del 2 dicembre 2025, sul disegno di legge A.C. 2423-A – consenso informato in ambito scolastico. Il passaggio risulta collegato all’esame e votazione dell’emendamento 1.149, nel blocco in cui interviene anche l’On. Antonio Ferrara.

Grazie, Presidente.

Colleghi, colleghe,

intervengo su questo emendamento perché qui siamo davanti a una questione molto chiara: il Governo e la maggioranza stanno trasformando un principio giusto, quello del rapporto tra scuola e famiglia, in uno strumento di controllo ideologico sulla scuola.

Nessuno, da parte nostra, mette in discussione il ruolo delle famiglie.

Nessuno pensa che la scuola debba agire contro i genitori.

Nessuno vuole costruire una frattura tra comunità scolastica e famiglie.

Ma il punto è un altro: voi state usando la parola “consenso” per mettere la scuola sotto sospetto.

State dicendo, nei fatti, che ogni percorso educativo che tocchi temi delicati — le relazioni, il rispetto, la sessualità, l’affettività, la parità tra uomo e donna, il contrasto agli stereotipi — debba essere trattato come un pericolo da autorizzare, da sorvegliare, da limitare.

E questa è una visione sbagliata.

Perché la scuola non è un luogo ostile alle famiglie.

La scuola è una comunità educativa.

Una comunità educativa significa collaborazione, dialogo, trasparenza, corresponsabilità.

Non significa trasformare ogni attività didattica in una corsa a ostacoli burocratica.

Non significa costringere gli insegnanti a camminare sulle uova ogni volta che parlano di rispetto, di dignità, di relazioni sane.

Non significa alimentare l’idea che dietro ogni progetto scolastico ci sia chissà quale minaccia ideologica.

Il problema vero di questo provvedimento è proprio questo: voi raccontate una norma di buon senso, ma state costruendo una norma di paura.

E la paura, nella scuola, è sempre una pessima consigliera.

Perché una scuola che ha paura di educare è una scuola più debole.

Una scuola che deve difendersi prima ancora di spiegare è una scuola più fragile.

Una scuola che viene trattata come un soggetto da controllare, e non come un’istituzione da sostenere, perde forza, perde autorevolezza, perde capacità educativa.

E allora diciamolo chiaramente: se davvero vogliamo rafforzare il rapporto tra scuola e famiglia, non servono norme che mettono le une contro l’altra.

Servono investimenti.

Servono docenti formati.

Servono psicologi scolastici.

Servono spazi di ascolto.

Servono strumenti per affrontare il disagio giovanile.

Servono percorsi seri contro la violenza, il bullismo, il cyberbullismo, gli stereotipi di genere e le discriminazioni.

Invece voi fate l’operazione più semplice: trasformate un problema educativo in una bandierina politica.

E qui emerge tutta la contraddizione della maggioranza.

Quando c’è un fatto di cronaca, quando c’è un femminicidio, quando una ragazza viene uccisa, quando emerge la violenza nelle relazioni, siete tutti pronti a dire che bisogna educare al rispetto.

Poi, quando la scuola prova a farlo davvero, vi spaventate.

Vi spaventa l’educazione affettiva.

Vi spaventa parlare di consenso.

Vi spaventa parlare di parità.

Vi spaventa parlare di stereotipi.

Vi spaventa persino che un ragazzo possa imparare che amare non significa possedere, che una relazione non è controllo, che la dignità dell’altra persona non è negoziabile.

Allora la domanda è semplice: volete prevenire la violenza o volete solo commentarla dopo?

Perché la prevenzione si fa prima.

Si fa a scuola.

Si fa con percorsi educativi seri.

Si fa dando strumenti ai ragazzi e alle ragazze.

Si fa costruendo consapevolezza.

Non si fa con i comunicati stampa del giorno dopo.

Questo emendamento va nella direzione giusta perché prova a correggere una impostazione sbagliata.

Prova a riportare equilibrio.

Prova a dire che la trasparenza verso le famiglie va garantita, ma senza trasformare la scuola in un campo minato.

Perché informare è giusto.

Coinvolgere è giusto.

Condividere è giusto.

Ma bloccare, intimidire, paralizzare la scuola è un’altra cosa.

E noi non possiamo accettarlo.

Il punto politico è chiaro: la maggioranza continua a parlare di libertà educativa, ma poi restringe la libertà della scuola.

Parla di centralità della famiglia, ma non rafforza i servizi alle famiglie.

Parla di tutela dei minori, ma indebolisce gli strumenti educativi che servono proprio a proteggerli.

È un capolavoro di coerenza al contrario: dite di voler prevenire i problemi e poi tagliate le gambe a chi potrebbe prevenirli.

Presidente, colleghi,

noi del MoVimento 5 Stelle pensiamo che la scuola debba essere sostenuta, non commissariata culturalmente.

Pensiamo che gli insegnanti vadano rispettati, non sospettati.

Pensiamo che i ragazzi e le ragazze abbiano bisogno di più educazione, non di più censura preventiva.

E pensiamo che il rapporto tra scuola e famiglia debba essere costruito sulla fiducia, non sulla paura.

Per questo chiediamo di sostenere questo emendamento.

Perché una scuola libera, capace di educare al rispetto, alla parità e alla consapevolezza, non è un problema per le famiglie.

È un aiuto alle famiglie.

È una tutela per i giovani.

È un investimento per il Paese.

Il resto, francamente, è solo propaganda travestita da prudenza educativa.