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053-2126 Antonio Ferrara - M5S Camera - Intervento in Aula 03_07_2025
Seduta n. 504 del 3 luglio 2025, sul disegno di legge C. 2126-A – Disposizioni per il riconoscimento e la promozione delle zone montane. La pagina Camera indica proprio la seduta del 3 luglio 2025 ore 9:30 e il provvedimento C. 2126-A
Signor Presidente, onorevoli colleghi,
la discussione su questo emendamento al disegno di legge n. 2126 rappresenta un’occasione non solo per entrare nel merito tecnico della disciplina degli ecosistemi montani, ma anche per chiamare quest’Aula, una volta per tutte, a un atto di verità.
Mi sia consentito, fin da subito, il paragone semplice, quasi casalingo. Ciò che abbiamo davanti, in questo comma, così come formulato, non è altro che una classica insalata marcia: una pietanza il cui odore vecchio, per quanto si cerchi di aggiustarla, restando lì a togliere foglie annerite e a coprire con qualche condimento, continua a rimanere. Inesorabile. Non solo poco appetibile, ma anche dannosa per chi avesse l’ardire di consumarla.
La norma che si chiede di sopprimere è, infatti, un tipico esempio di quanto la stratificazione di burocrazia, i rimandi e i richiami a decreti annuali possano trasformare un principio sacrosanto — la tutela della biodiversità e degli ecosistemi montani — in una tela di Penelope che non finisce mai.
Nel testo, lo Stato, le regioni, le province autonome, una molteplicità di Ministeri e Conferenze vengono chiamati apparentemente a collaborare per una gestione integrata. In realtà, la moltiplicazione dei soggetti coinvolti e la previsione di aggiornamenti, deroghe e consultazioni annuali non fa che deresponsabilizzare e annacquare ogni scelta realmente efficace.
È il classico “tutti sono colpevoli, nessun colpevole”. Un labirinto normativo nel quale, ancora una volta, la responsabilità politica viene abilmente elusa. Non si tratta solo di stile legislativo: questa impostazione ha infatti conseguenze molto concrete.
Mentre l’Europa ci chiede trasparenza e coraggio nelle politiche di conservazione, mentre la nostra Costituzione, riformata, impone la tutela degli ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni, la soluzione che si prospetta è quella dei piccoli aggiustamenti, delle deroghe annuali, dei decreti sui tassi di prelievo flessibili, dei compromessi al ribasso tra enti che, già troppo spesso, si rimpallano le responsabilità.
Un’operazione di facciata istituzionale, nella speranza che l’apparenza basti a convincere qualcuno che la sostanza sia salva.
Ma il punto, cari colleghi, è che la sostanza qui è completamente marcia. E, anche se la metafora dell’insalata vi sembrasse troppo forte, lasciate che la realtà vi venga incontro con esempi ancora più evidenti.
Pensiamo al caso della gestione dei grandi carnivori e, in particolare, a quello degli orsi. In Trentino-Alto Adige abbiamo un tema su cui la cronaca purtroppo ha già ampiamente dimostrato la distanza tra principi e prassi amministrativa.
Non posso non richiamare, in questa sede, il recente episodio dell’abbattimento dell’orso in letargo. Un animale che, in perfetta armonia con la natura, si trovava addormentato nella sua tana, localizzato con estrema precisione grazie al radiocollare GPS, ed è stato condannato, senza scampo, da un ordine di abbattimento firmato in tutta fretta la sera stessa.
Un atto compiuto con una tale tempestività da non lasciare alcuna possibilità di intervento pubblico, scientifico o giurisdizionale. Una scelta che definire infame e vigliacca non è polemica: è semplice cronaca.
Chi elimina un animale addormentato nella sua tana, e lo fa organizzando tutto affinché nessuno possa nemmeno tentare di fermare quell’atto, non può certo rivendicare il coraggio, né la responsabilità, né la serietà del buon amministratore.
Ed è qui che la metafora dell’insalata marcia diventa perfino benevola. Almeno chi la serve, se viene scoperto, ha la dignità di scusarsi e buttarla via. Invece qui assistiamo a una classe politica e amministrativa che non solo preserva, ma rilancia.
Un governatore che si autoincensa nella sua determinazione, quando in realtà esibisce solo la forza cieca di chi colpisce i più deboli e lo fa nell’oscurità del silenzio, ben lontano dalla trasparenza che dovrebbe caratterizzare ogni decisione pubblica.
La verità, colleghi, è che questa non è amministrazione, non è tutela, non è gestione. È solo la rappresentazione plastica di una politica che si gonfia il petto soltanto quando può schiacciare chi non può difendersi, mentre sui nodi veri — prevenzione, gestione degli habitat, rispetto delle direttive europee, coinvolgimento della comunità scientifica — si preferisce la via della deresponsabilizzazione, dell’omertà e delle scorciatoie.
A ciò aggiungo proposte emendative peggiorative, come il 14.0100 Bruzzone, che tentano di ridurre ulteriormente gli standard di tutela della fauna nei valichi montani, sbandierando un finto decisionismo che nei fatti non è altro che sudditanza verso interessi di corto respiro.
Allora, onorevoli colleghi, non ci si venga a dire che basta cambiare le virgole, inserire una deroga e aggiustare un tasso di prelievo per ridare dignità a un piatto. È ormai evidente che bisogna gettare via questo articolo e andare avanti con un’impostazione politica corretta per la nostra società.
