Video Interventi in aula
062- Antonio Ferrara - M5S Camera - Intervento comunicazioni del Governo PNRR in Aula 01_10_2025
seduta n. 540 della Camera dei deputati, mercoledì 1° ottobre 2025, durante le comunicazioni del Governo sulla revisione degli investimenti e delle riforme inclusi nel Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Signor Presidente, onorevoli colleghi,
oggi ci troviamo davanti all'ennesima proiezione del Ministro della realtà parallela.
La chiamano “comunicazione sulla revisione del PNRR”; io le chiamo “giustificazioni di un fallimento annunciato”.
Con grande enfasi ci dicono che 144 miliardi restano, ma che spostano 14 miliardi, perché 34 misure non si fanno più.
Deve essere una nuova formula matematica: sottrarre non è tagliare, rinviare non è cancellare, rimodulare non è fallire.
La revisione è il 7 per cento del Piano.
Per qualcuno è un dettaglio o magari un successo, ma per chi aspetta un asilo, un autobus a emissioni zero o un'opera sanitaria, è un problema.
Il Ministro elenca numeri come se fossero successi: il 96 per cento dei progetti sarebbe attivo, 86 miliardi spesi su 194, più di 200.000 progetti conclusi.
Peccato che manchino all'appello ospedali di comunità, case di comunità, studentati e scuole.
Peccato che la metà dei soldi giaccia ancora nei cassetti.
Ci raccontano che non c'è fretta, perché il Piano è basato su performance, non sulla spesa.
E parliamo di Italia a 1 Giga, la banda ultra larga che doveva essere il simbolo della modernizzazione.
Ora scopriamo che costa troppo, che non c'è manodopera e bisogna dirottare i soldi su un nuovo fondo.
Una mossa geniale: accendete i razzi, ma non avete il carburante.
“Tranquilli”, dice Foti, “tutti i civici saranno collegati”.
Intanto le aree interne restano senza fibra e vi consolate con il satellite.
Sul tema degli alloggi universitari, l'ennesimo paradosso: 60.000 i posti promessi, 30.000 — forse — quelli realizzati in tempo.
Per gli altri, si inventa un veicolo finanziario, che farà felici i mercati, ma non gli studenti che vivono in tenda.
Poi vi gloriate del Servizio civile universale, misura che avete ereditato dal MoVimento 5 Stelle.
Lo toccano poco, lo sventolano molto.
Coerenza vorrebbe almeno un ringraziamento, e invece sembra che le buone idee nascano solo quando siete seduti voi al tavolo.
E questo ci porta al ringraziamento vero.
Un ringraziamento forte e chiaro io lo voglio rivolgere a chi quelle risorse le ha portate a casa: Giuseppe Conte.
Sì, proprio lui, l'avvocato del popolo, l'uomo che in Europa ha trattato per giorni e notti per portare a Roma la fetta più consistente del Next Generation EU.
Allora voi, cari colleghi di maggioranza, ridevate, gridavate “no al MES, no al PNRR”, mentre oggi vi fate fotografare accanto ai cartelloni del Recovery come se fosse stato il vostro parto.
È facile cantar vittoria, quando gli altri hanno fatto il lavoro.
Altrettanto facile è alzare la voce, ridicolizzare le opposizioni, come fa il Ministro Foti in quest'Aula.
Ma alzare la voce non sostituisce il lavoro che non avete fatto, ridicolizzare non costruisce né ospedali né scuole.
Noi non ci facciamo intimidire.
Noi chiediamo trasparenza e dati reali e non chi dice: “non possiamo fare previsioni”.
Verifichiamo che il Parlamento possa controllare ogni spostamento di risorse.
Chiediamo che i cittadini sappiano dove vanno i loro soldi.
Dietro ogni parola c'è una scelta politica.
La scelta politica è chiara: favorire chi è già forte e lasciare indietro chi avrebbe davvero bisogno del PNRR.
Per questo, come MoVimento 5 Stelle, continueremo a batterci e vigileremo su ogni euro.
Difenderemo gli investimenti verdi e digitali, la sanità pubblica, il lavoro, la scuola, l'idrogeno verde e la coesione sociale.
Perché il PNRR non è un salvadanaio della maggioranza, ma un'opportunità per il Paese.
Ministro Foti, la smetta di recitare un ruolo offeso o di fare ironie.
Provi, piuttosto, a rispondere alle domande e a raggiungere gli obiettivi pragmatici.
Voi, se non cambiate rotta, meriterete un'altra nota a piè di pagina: quella di aver rallentato il futuro per l'Italia.
Comunque, concordo con il finale del suo discorso: non si può fare tutto e fare bene.
