Video Interventi in aula

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Ho verificato il video: è l’intervento dell’On. Antonio Ferrara nella commemorazione dell’On. Umberto Bossi, seduta n. 634 della Camera del 25 marzo 2026. Il testo è stato incrociato con il resoconto stenografico ufficiale della Camera. (player.mediadelivery.net)

Presidente, colleghi, colleghe,

ricordare Umberto Bossi significa ricordare una figura politica che ha segnato profondamente una fase della storia italiana, non soltanto per il ruolo che ha avuto, ma per la forza con cui è riuscito ad interpretare un sentimento diffuso, specialmente nel Nord del Paese.

Bossi è stato, prima di tutto, la voce del Nord, di un Nord che, in quegli anni, sentiva di non essere compreso fino in fondo, di non essere adeguatamente rappresentato, di essere lontano dai luoghi in cui si decideva.

In Lombardia, nel Varesotto, in tanti territori produttivi, si avvertiva il malcontento reale, un disagio profondo: la sensazione che Roma fosse distante e che la politica parlasse un'altra lingua, che mancassero figure capaci di interpretare davvero quel mondo, quel lavoro, quella mentalità.

Bossi seppe dare voce a tutto questo e lo fece con uno stile che era il suo: immediato, diretto, ruvido, a volte persino spiazzante, ma sempre riconoscibile.

All'inizio fu sottovalutato: molti pensarono che fosse un fenomeno marginale, una parentesi, una protesta destinata ad essere riassorbita.

Invece non fu così, perché Bossi intercettò qualcosa di autentico: capì, prima di altri, che una parte del Nord non chiedeva soltanto risposte amministrative, ma chiedeva ascolto, riconoscimento, rappresentanza e, in questo senso, fu davvero interprete di un'epoca.

Aveva un rapporto fortissimo con il territorio: un rapporto vero, non costruito. Le sue battaglie non le viveva da lontano, non le delegava, le raccontava soltanto in prima persona e le sentiva proprie; le portava tra la gente, tra le piazze, nei gesti e nelle parole.

Ed è anche per questo che in tanti, soprattutto al Nord, ebbero la sensazione di essere finalmente accettati e ascoltati.

Bossi era una persona dura, schietta, molto concreta, ma chi lo ha conosciuto ha ricordato, in questi giorni, un altro tratto: la capacità di ascoltare prima di decidere.

Ed è un aspetto che aiuta a comprendere meglio la sua leadership perché, dietro un'immagine pubblica forte, impattante, talvolta perfino brutale nei toni, c'era anche una grande attenzione agli umori del popolo, alla sensibilità del suo territorio, al sentimento di chi lo seguiva.

Naturalmente, ricordare Bossi significa anche riconoscere che la sua vicenda politica ha avuto degli aspetti controversi, perché il malessere del Nord, da lui interpretato con forza, in alcuni momenti si è tradotto in una contrapposizione dura tra Nord e Sud, in tensioni, in frizioni, in parole che hanno diviso.

Ed è giusto dirlo con equilibrio e con sincerità, perché una commemorazione seria non cancella le complessità, le tiene insieme.

Ma, proprio per questo, la figura di Bossi rimane importante da comprendere, perché ha rappresentato, nel bene o nel male, una domanda politica reale: una domanda che veniva dai territori e dalle comunità locali, da un pezzo di Paese che voleva sentirsi protagonista e non periferia delle decisioni altrui.

Poi è arrivata la malattia e, con il tempo, si è affievolita la sua centralità nella scena politica.

Ma con lui, comunque, si chiude una stagione: una stagione in cui il Nord aveva trovato una voce fortissima, discutibile per molti aspetti, ma certamente riconoscibile.

Si chiude, in questo senso, un'idea politica che era nata attorno a un rapporto stretto con il territorio, con le autonomie, con un'identità molto marcata e il trascorrere del tempo ha reso evidente quanto quella stagione fosse legata alla sua persona, al suo carattere, alla sua forza politica.

Per questo, oggi, più che formulare un giudizio definitivo, forse è giusto riconoscere che Umberto Bossi è stata una figura che ha lasciato un'impronta profonda, ha interpretato un disagio reale, ha dato voce a una parte del Paese, ha cambiato un linguaggio politico, ha aperto una stagione che ha inciso a lungo nella vita pubblica italiana.

E allora la verità, Presidente, è semplice.

Noi del MoVimento 5 Stelle siamo lontani da Bossi su molte cose, siamo lontani da parole e contrapposizioni che hanno diviso il Paese, ma c'è un punto sul quale la distinzione va riconosciuta con chiarezza, e questo è sull'antifascismo, perché Bossi, almeno su questo, rivendicò pubblicamente una posizione netta e su questo punto.

Sì, noi possiamo dire che esiste un principio che condividiamo: l'antifascismo come confine democratico chiaro, senza ambiguità, senza equivoci, senza cedimenti.

Ed è, forse, anche da qui che si misura nel tempo la serietà di una storia politica, dalla capacità di lasciare almeno un confine netto, un principio non negoziabile, un punto fermo.

Per questo, nel ricordare oggi Umberto Bossi, resta il dovere di riconoscere le differenze, ma anche di distinguere, con onestà, tra quelle distinzioni, ciò che per noi conta.