Video Interventi in aula
042-2285 Antonio Ferrara - M5S Camera - Intervento EX ILVA in Aula 18_03_2025 3
Intervento in Aula 18_03_2025-3.mp4 corrisponde alla seduta n. 449 di martedì 18 marzo 2025, sul DL ex ILVA – A.C. 2285, cioè la conversione del decreto-legge 24 gennaio 2025, n. 3, sulle misure urgenti per assicurare continuità produttiva e occupazionale degli impianti ex Ilva.
È il terzo intervento Ferrara della giornata, sull’ordine del giorno 9/2285/11 Ferrara.
Grazie, signor Presidente.
Onorevoli colleghi, Taranto è il simbolo di una crisi senza fine. Una città che da decenni paga il prezzo di scelte sbagliate, di rinvii sistematici, di promesse mai mantenute.
E oggi, con questo provvedimento, il copione si ripete: l’Ilva rimane incatenata a un modello produttivo superato, mentre il mondo corre verso la transizione ecologica.
Parliamo di numeri, perché i numeri non mentono: l’Ilva è lo stabilimento più inquinante d’Europa, con oltre 4 milioni di tonnellate di CO2 emesse ogni anno.
Il costo sanitario dell’inquinamento a Taranto, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, è stato stimato in oltre 2 miliardi di euro negli ultimi dieci anni, tra ricoveri ospedalieri e terapie per malattie respiratorie e oncologiche.
In questa fabbrica, nel 2023, sono stati spesi oltre 1,5 miliardi di euro di denaro pubblico senza nessun miglioramento reale per la sicurezza dei lavoratori o per la riduzione dell’inquinamento.
Eppure il Governo continua a versare soldi senza una strategia e senza un piano industriale vincolante, senza alcun impegno per la decarbonizzazione.
Questo non è un piano di rilancio, è un accanimento terapeutico.
L’Italia produce acciaio, ma lo fa nel modo sbagliato.
Sappiamo bene che l’Italia è il secondo produttore europeo di acciaio e l’undicesimo al mondo.
Sappiamo che il settore siderurgico è un pilastro della nostra economia, con impatti economici su costruzioni, meccanica, automotive e produzione di metalli.
Allora perché non abbiamo ancora una strategia per la transizione e per l’acciaio?
Perché altri Paesi si stanno muovendo, mentre noi restiamo ancorati al carbone?
In Francia e Germania i Governi hanno stanziato oltre 6 miliardi di euro per avviare la produzione dell’acciaio decarbonizzato con forni elettrici e idrogeno verde.
In Svezia il primo impianto completamente alimentato ad idrogeno è già in funzione.
E l’Italia?
Nessun investimento strutturale, nessuna visione, solo un decreto di emergenza e soldi pubblici buttati in un sistema produttivo destinato al collasso.
Idrogeno verde, una strada che gli altri percorrono e noi no.
Noi proponiamo di istituire un Fondo ad hoc per l’installazione immediata di forni elettrici alimentati ad idrogeno verde, perché è il futuro della siderurgia, è chiaro, e noi non possiamo restare indietro.
Eppure, mentre in quest’Aula si boccia qualsiasi iniziativa per la decarbonizzazione, il Ministro Urso firma accordi per incentivare l’idrogeno verde in altri Paesi.
E quindi, signori della maggioranza, l’idrogeno verde va bene per Berlino, va bene per Parigi, ma non per Taranto.
Non è una questione di ambiente e basta, è una questione economica, occupazionale e industriale, perché, senza riconversione, l’Ilva chiuderà comunque.
E quando succederà sarà troppo tardi per salvare i lavoratori e il tessuto industriale italiano.
Signor Presidente, colleghi, questa non è solo una battaglia politica, è una battaglia per il futuro dell’Italia come Paese industriale.
Oggi avete davanti una scelta chiara: continuare a buttare soldi pubblici in un modello fallito o investire finalmente in una transizione vera, strutturata e competitiva.
Chi continuerà a ignorare questa necessità sarà responsabile della fine dell’industria siderurgica italiana, ma sappiate che il tempo delle scuse sta per finire.
Perché, mentre voi prendete tempo, il mondo sta già andando avanti, e se oggi non agiamo, domani sarà l’Italia a dover rincorrere gli altri Paesi.
