Video Interventi in aula
068-2423- Antonio Ferrara - M5S Camera - Intervento in Aula 02_12_2025
068 - Antonio Ferrara - M5S Camera - Intervento in Aula 02_12_2025-3.mp4”. Il contesto corretto è la seduta n. 576 della Camera del 2 dicembre 2025, sul disegno di legge A.C. 2423-A – Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico. Nel punto della seduta collegato al terzo intervento della giornata si discuteva degli emendamenti 1.171/1.172 identici.
Grazie, Presidente.
Colleghi, colleghe,
intervengo su questo emendamento perché qui il punto è molto semplice: la scuola non può essere trasformata in un luogo del sospetto.
Con questo provvedimento state costruendo una narrazione pericolosa, secondo cui ogni attività educativa che parla di rispetto, relazioni, affettività, parità di genere o contrasto alla violenza dovrebbe essere guardata come qualcosa da autorizzare, controllare, limitare.
Ma la scuola non è un nemico delle famiglie.
La scuola è una comunità educativa.
E una comunità educativa funziona quando famiglie, studenti, insegnanti e istituzioni collaborano, non quando vengono messi gli uni contro gli altri.
Voi continuate a raccontare questa legge come una norma di buonsenso, come se servisse soltanto a informare le famiglie.
Ma il problema è che, dietro la parola “consenso”, state costruendo un meccanismo di blocco.
Perché una cosa è informare correttamente i genitori sulle attività svolte a scuola, ed è giusto.
Un’altra cosa è trasformare ogni percorso educativo in un terreno di diffidenza preventiva, come se gli insegnanti dovessero muoversi con il timore costante di essere accusati di fare qualcosa di improprio.
E qui emerge tutta la contraddizione della maggioranza.
Da una parte dite di voler combattere la violenza contro le donne.
Dall’altra parte indebolite proprio quegli strumenti educativi che possono aiutare ragazze e ragazzi a riconoscere il rispetto, il limite, il consenso, la dignità della persona e la parità tra uomo e donna.
È un paradosso politico enorme.
Volete affrontare la violenza quando ormai è già esplosa, ma vi spaventate davanti all’educazione che potrebbe prevenirla.
È come chiudere la porta quando la casa è già bruciata e poi dire di avere fatto prevenzione.
La scuola, invece, deve poter educare al rispetto.
Deve poter parlare di pari opportunità.
Deve poter costruire consapevolezza.
Deve poter dare strumenti culturali ai ragazzi e alle ragazze, perché la violenza non nasce dal nulla: nasce anche da stereotipi, silenzi, pregiudizi, modelli tossici e incapacità di riconoscere l’altro come persona libera.
E allora, se davvero vogliamo una società più sicura, dobbiamo partire da lì.
Non dal sospetto verso la scuola, ma dalla fiducia nella scuola.
Non dalla paura delle parole, ma dalla capacità di spiegare le parole.
Non dal controllo ideologico, ma dall’educazione.
Questo provvedimento, invece, rischia di fare esattamente il contrario: irrigidisce, complica, intimorisce.
E quando la scuola viene intimorita, non diventa più libera.
Diventa più debole.
E una scuola più debole non aiuta le famiglie, non aiuta gli studenti, non aiuta il Paese.
Noi del MoVimento 5 Stelle riteniamo che il rapporto con le famiglie sia fondamentale, ma proprio per questo va costruito con trasparenza e collaborazione, non con norme che alimentano conflitto.
Perché il vero interesse dei minori non si tutela alzando muri tra scuola e famiglie.
Si tutela creando una scuola capace di educare, ascoltare, includere e prevenire.
E allora diciamolo chiaramente: se davvero la maggioranza vuole difendere i ragazzi, non trasformi la scuola in un campo minato.
La lasci lavorare.
La sostenga.
La finanzi.
La rafforzi.
Perché la scuola non è il problema.
Il problema è una politica che, invece di investire sull’educazione, preferisce fare battaglie ideologiche sulla pelle degli studenti.
Per questo, Presidente, noi chiediamo di sostenere questo emendamento e di correggere un’impostazione sbagliata, che rischia di fare arretrare la scuola, proprio mentre il Paese avrebbe bisogno di più educazione, più consapevolezza e più rispetto.
