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085-1704 Antonio_Ferrara_M5S_Camera_Dichiarazione_di_voto_in_Aula_01_04_2026.mp4
**dichiarazione di voto finale del 1° aprile 2026**, seduta n. 638 della Camera, sul provvedimento relativo alla **destinazione dei proventi derivanti dalla vendita di prodotti**.
Signor Presidente, colleghi e colleghe,
il provvedimento, che oggi portiamo al voto, affronta un tema serio: la trasparenza verso i consumatori quando la vendita di un prodotto viene collegata a finalità solidaristiche e benefiche. Su questo punto voglio essere chiaro fin dall'inizio.
Quando si richiama la solidarietà, quando si evoca una causa benefica, quando si fa leva sulla fiducia dei cittadini, il consumatore ha il diritto di sapere con precisione chi riceve i fondi, per quali finalità e in quale misura.
Noi del MoVimento 5 Stelle riteniamo che la tutela del consumatore e la correttezza del mercato siano temi seri, non slogan buoni per inseguire il caso mediatico del momento.
Proprio per questo, dobbiamo dire con chiarezza che questo testo, pur partendo da un obiettivo condivisibile, non ci convince fino in fondo.
Non ci convince perché il Parlamento non sta intervenendo in un vuoto normativo. Il nostro ordinamento già dispone di strumenti per colpire le pratiche commerciali scorrette. Già esiste una disciplina che consente di intervenire quando il consumatore viene ingannato, quando viene orientato su messaggi opachi o quando ci sono campagne commerciali costruite in modo scorretto.
Allora qui ci si pone una domanda. E la domanda vera non è se fosse giusto occuparsi del tema. La domanda vera è un'altra: si è intervenuti bene? Si è intervenuti in modo coerente? Si è intervenuti in modo davvero utile? Oppure si è scelto di aggiungere un altro livello di obblighi, un altro strato di adempimenti, senza risolvere fino in fondo il rapporto con le norme già esistenti?
Perché questo è il punto politico. Questa legge viene raccontata come una grande svolta, come una grande risposta morale, quasi come se prima non esistesse alcun mezzo per tutelare i consumatori. Ma non è così.
Il caso simbolo, evocato da tutti, era già aggredibile con strumenti esistenti. Infatti, è stato affrontato proprio attraverso la disciplina delle pratiche commerciali scorrette. Dunque, qui non siamo di fronte a una rivoluzione, ma siamo davanti a un tentativo di rendere più puntuali alcuni obblighi.
Tentativo legittimo, certo, ma che non basta a giustificare la fanfara politica che la maggioranza ha costruito intorno a questo testo.
C'è poi un secondo punto: quello della proporzionalità. Perché la trasparenza è un principio sacrosanto, ma una buona legge deve saper distinguere.
Non tutte le iniziative sono uguali. Non è uguale una grande operazione commerciale nazionale, con grandi marchi, grandi volumi e grandi campagne pubblicitarie, e un'iniziativa portata avanti da piccole attività, anche sociali.
Una buona norma dovrebbe tenere conto di queste differenze, dovrebbe graduare e dovrebbe calibrare. Invece, il rischio è di una disciplina un po' piatta, un po' rigida e un po' costruita più per dare un segnale che per risolvere davvero il problema con precisione.
È vero, il testo è stato corretto in Commissione, questo va riconosciuto, così come sono stati introdotti alcuni miglioramenti utili. Penso all'estensione della nozione di professionista tra chi promuove l'acquisto. Penso anche alla possibilità di utilizzare modalità informative alternative rispetto alla sola confezione del prodotto.
Sono correzioni utili, ma non sufficienti a cancellare fino in fondo i limiti del provvedimento, perché restano aperti nodi importanti: il coordinamento con la disciplina già vigente, la logica del sistema sanzionatorio e il rinvio a successivi decreti di aspetti rilevanti.
Anche qui vediamo un copione ormai noto. La maggioranza presenta norme dal forte impatto simbolico e poi rimanda i pezzi importanti dell'attuazione a domani, a un decreto, a un passaggio successivo.
Noi del MoVimento 5 Stelle pensiamo che su temi come questo servano meno slogan e più qualità legislativa. Perché la fiducia dei cittadini non si tutela con i titoli dei giornali, ma si tutela con norme chiare, equilibrate e applicabili.
Invece, siamo qui davanti a un testo che affronta un problema reale, ma lo traduce in una risposta normativa ancora parziale, ancora migliorabile e ancora troppo legata al rumore mediatico che l'ha accompagnata.
Per questo la nostra scelta è una scelta di astensione politica, ma motivata e chiara. Perché sarebbe sbagliato respingere in blocco una norma che tocca un tema reale. Ma sarebbe altrettanto sbagliato votare a favore come se fossimo davanti a una norma compiuta.
Non lo è, e sarebbe poco serio fare finta che lo sia.
Consentitemi una considerazione finale.
In questi due anni di presenza qui, in Aula, ho esaminato molti provvedimenti: alcuni confusi, alcuni deboli, alcuni chiaramente propagandistici. Ma raramente mi è capitata una legge che, a fronte di tutto il clamore che l'ha accompagnata, producesse un risultato così modesto.
Perché il punto è proprio questo: non è inutile il tema, è inutile il modo in cui la maggioranza lo ha trasformato in legge.
Una legge nata per inseguire un caso mediatico, scritta per dare l'impressione di avere fatto qualcosa e costruita in modo da aggiungere una targhetta normativa dove gli strumenti per intervenire già c'erano.
E allora diciamolo con chiarezza: quando la destra governa inseguendo i titoli, finisce quasi sempre per fermarsi alla confezione e lasciare il povero contenuto fuori.
Questa legge è esattamente questo: una confezione ben esposta, un titolo ben vendibile, ma una sostanza troppo debole per meritare l'applauso della maggioranza.
Noi del MoVimento 5 Stelle non ci stiamo. Non ci stiamo a scambiare la propaganda per serietà. Non ci stiamo a chiamare riforma ciò che riforma non è. Non ci stiamo a benedire questa svolta di testo che resta fragile e parziale e, per molti aspetti, inutile.
Per queste ragioni, con chiarezza e coerenza, guardando alla sostanza e non alla vetrina, annunciamo il nostro voto di astensione.
Perché i cittadini meritano rispetto, non slogan; meritano regole efficaci, non etichette di comodo; meritano sostanza, non l'ennesima legge fatta con lo stampino.
seduta-638a-xix-legislatura "Seduta 638ª (XIX legislatura) (1.04.2026)"
