Video Interventi in aula

067-2423 Antonio Ferrara - M5S Camera - Intervento consenso informativo scolastico in Aula 02_12_2025-2

067- Antonio Ferrara - M5S Camera - Intervento in Aula 02_12_2025-2.mp4”. Il contesto è la seduta n. 576 del 2 dicembre 2025, sul disegno di legge A.C. 2423-A – consenso informato in ambito scolastico; dal tracciamento Radio Radicale, il secondo intervento Ferrara della giornata è collegato all’emendamento 1.1011.

Grazie, Presidente.

Colleghi e colleghe,

intervengo su questo emendamento perché qui non stiamo discutendo di un dettaglio marginale.

Stiamo discutendo del ruolo della scuola, della sua capacità di educare al rispetto, alla consapevolezza, alla parità tra uomo e donna, alla prevenzione della violenza e degli stereotipi.

E allora diciamolo subito: nessuno vuole sostituire le famiglie.

Nessuno vuole mettere la scuola contro i genitori.

Questa è la caricatura che la maggioranza prova a costruire per giustificare una norma sbagliata.

Il punto vero è un altro: la scuola deve poter fare il proprio lavoro educativo senza essere trasformata in un luogo del sospetto permanente.

Perché quando parliamo di parità di genere, di rispetto, di relazioni, di contrasto alla violenza, non stiamo parlando di ideologia.

Stiamo parlando di educazione civica, di cittadinanza, di tutela dei minori, di prevenzione.

Stiamo parlando di dare ai ragazzi e alle ragazze strumenti per riconoscere la dignità dell’altro, il limite, il consenso, il rispetto.

E qui emerge tutta la contraddizione politica di questa maggioranza.

A parole dite di voler combattere la violenza contro le donne.

A parole vi indignate davanti ai femminicidi.

A parole fate dichiarazioni solenni, minuti di silenzio, comunicati, conferenze stampa.

Poi però, quando si tratta di agire prima, quando si tratta di educare, quando si tratta di prevenire, quando si tratta di entrare nella radice culturale del problema, improvvisamente vi spaventate.

Vi spaventano le parole.

Vi spaventa “parità”.

Vi spaventa “educazione affettiva”.

Vi spaventa “rispetto”.

Vi spaventa persino l’idea che una scuola possa aiutare un ragazzo a capire che una relazione non è possesso, che una persona non è proprietà, che la violenza non nasce dal nulla ma anche da modelli culturali sbagliati.

E allora la domanda è semplice: volete davvero prevenire la violenza o volete solo commentarla quando ormai è troppo tardi?

Perché la prevenzione non si fa dopo.

La prevenzione si fa prima.

Si fa nelle scuole.

Si fa con gli insegnanti.

Si fa con percorsi seri, trasparenti, costruiti bene, condivisi con le famiglie, ma non ostacolati da un clima di paura e di sospetto.

Questa legge, invece, rischia di produrre proprio questo: un arretramento culturale.

Mette la scuola sulla difensiva.

Mette gli insegnanti nella condizione di doversi giustificare ancora prima di educare.

Trasforma temi fondamentali in campi minati.

E una scuola che ha paura di educare diventa una scuola più debole.

Ma una scuola più debole non aiuta le famiglie.

Non aiuta gli studenti.

Non aiuta il Paese.

Colleghi, la famiglia è fondamentale, ma non può essere usata come scudo ideologico per impedire alla scuola di affrontare temi che riguardano la crescita civile dei ragazzi.

Una comunità educativa funziona quando scuola e famiglia collaborano.

Non quando la politica le mette una contro l’altra per raccogliere consenso.

E qui la maggioranza fa esattamente questo: invece di rafforzare la scuola, la mette sotto tutela.

Invece di finanziare l’educazione, la controlla.

Invece di investire sulla prevenzione, costruisce burocrazia.

Poi magari, al prossimo fatto di cronaca, sarete di nuovo tutti lì a dire che bisogna fare di più.

Ecco, fare di più significa cominciare oggi.

Significa approvare emendamenti come questo.

Significa riconoscere che la parità di genere e il contrasto agli stereotipi non sono accessori, ma strumenti essenziali per costruire una società meno violenta e più giusta.

Perché una scuola che educa al rispetto non toglie nulla alle famiglie.

Al contrario, aiuta le famiglie.

Aiuta i ragazzi.

Aiuta le ragazze.

Aiuta una società che non può continuare a intervenire solo quando il danno è già stato fatto.

Per questo, Presidente, noi chiediamo di sostenere questo emendamento.

Perché il rispetto non si improvvisa.

La parità non si apprende per caso.

La prevenzione non nasce dai comunicati stampa.

Nasce dall’educazione.

E se questa maggioranza vuole davvero difendere i giovani, le donne, le famiglie e la scuola, allora abbia il coraggio di fare una scelta coerente: meno propaganda e più educazione.

Perché senza educazione al rispetto, tutto il resto è solo una dichiarazione di principio pronunciata quando ormai è troppo tardi.